La Messa di Prima Comunione

Domenica scorsa, nella solennità della Pentecoste, ho accompagnato insieme alla comunità e alle loro famiglie otto bambini di nove anni al primo incontro con Gesù Eucaristia. Una festa parrocchiale per eccellenza! Alcuni genitori hanno vissuto con particolare emozione ed entusiasmo questa Messa. E hanno ringraziato! Chissà che una Messa così non sia anche una delle migliori catechesi eucaristiche… Mi è capitato tra le mani un articolo che pubblicai sul settimanale diocesano due anni fa, il 5 giugno 2010. Lo riporto qui, perché, a mio parere, non ha perso la sua attualità. Almeno spero…

«L’anno pastorale scivola verso la fine? La solennità del Corpus Domini si spalanca quest’anno sull’ultima settimana di scuola, e poi saranno Grest e campi estivi. Cambiano i fattori, ma il prodotto pastorale non cambia… In queste domeniche del mese di maggio, quasi tutte le parrocchie hanno celebrato la Messa di Prima Comunione. Credo di non sbagliare nel dire che si tratta di una delle feste più belle, ancora particolarmente sentita dalla comunità. Ma, soprattutto, è un’occasione unica per i fanciulli di otto o nove anni per fare esperienza di una realtà in via di estinzione nel nostro mondo: il Mistero. E di fare questo incontro in un’età che li vede ancora disponibili ad accettare che i contorni di questa esperienza siano sfumati. Non quelli di una favola, ma nemmeno quelli di un’equazione matematica. Bisogna provare ad averceli di fronte, quando stendono la mano o aprono la bocca per ricevere, la prima volta, la Comunione. In loro c’è il senso del Mistero, e sanno trasmetterlo anche a me, prete, che compio quel gesto con una buona dose di assuefazione.

Il senso del Mistero – su cui, sia chiaro, il cristianesimo non ha affatto l’esclusiva – è oggi come narcotizzato da una società e da una cultura che pretendono di avere tutto sotto controllo. E anche i bambini respirano questo clima, incastonati come sono – spesso – nelle agende fitte dei genitori, che li avviano precocemente ad una mentalità imprenditoriale (avete mai visto quanti corsi, allenamenti, gare, lezioni fanno in una settimana, negli orari extra-scolastici?). La Prima Comunione funziona come un antidoto contro la perdita del senso del Mistero. Per quanto ti ostini a spiegarla con linguaggio scientifico, l’Eucaristia sfugge agli schematismi razionali. Ti restano le domande acute dei bambini, i loro occhi che domandano sì una spiegazione, ma a cui piace continuare a navigare nel Mistero. Accompagnarli a quel primo incontro con Gesù nel pane e nel vino consacrati significa introdurli in una storia che attraversa ogni tempo ed ogni spazio, ma che resta fuori dal tempo dell’orologio e non identificata da alcun navigatore satellitare. È Gesù nel cuore quel pane che entra nello stomaco. È una voce chiara e distinta quella che si ode, ma non passa dalle orecchie. Si sentono ancora il profumo ed il gusto del vino, ma la sostanza è un’altra. C’è un corpo a corpo che si consuma sin dal primo incontro. Diceva una bimba, alla vigilia della sua… seconda comunione: «Sai, don, non mi sembra vero che domani posso venire ancora a fare la comunione!». Ecco il senso di un Mistero che diventa storia quotidiana. Gustiamolo anche noi».

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