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Nelle ultime settimane di questa calura estiva ho dedicato molto tempo a riflettere sull’amore. Anzi, su un aspetto particolare dell’amore a cui non sempre diamo l’importanza che dovrebbe avere.
È conosciuto come «ordine dell’amore» o più semplicemente con la formula latina Ordo amoris. Qualcuno si domanderà: «Ma perché? c’è un ordine dell’amore? c’è una graduatoria?». Amore e ordine – diciamo noi – non vanno d’accordo così come del resto amore e comandamenti. In effetti noi ci scandalizziamo un poco di fronte a Gesù che dice: «Vi do un comandamento nuovo: amatevi!». Per noi, per la nostra cultura, l’amore è assoluta libertà di azione e non può essere messo dentro un ordine o fatto oggetto di un comandamento.
Eppure sant’Agostino diceva chiaramente che non basta amare. Certamente bisogna amare, ma c’è un ordine nell’amore, il che vuol dire che non devo amare troppo una cosa che deve essere amata di meno, o non devo amare troppo poco qualcosa che merita un amore più grande. Ecco, questo è l’ordine dell’amore. Se guardiamo attentamente la scena evangelica che ci è stata proposta oggi troviamo una applicazione di questo ordo amoris.
Noi ci sentiamo solidali con Pietro perché egli ama Gesù e non accetta ch’egli parli di sofferenza e odio nei suoi confronti. Magari anche noi lo prenderemmo in disparte e lo sgrideremmo come ha fatto Pietro. Gli diremmo pressappoco così: « Guarda, per il bene che ti voglio devo dirti che così non va. Non ha senso che proprio tu, che sei la vita di Dio in terra, questa vita la perda. Noi abbiamo bisogno della tua vita, Gesù. Noi ti vogliamo bene». Amiamo Gesù? Certo, ma la sua vita e la sua presenza in mezzo ai suoi discepoli vale di più del dono della vita che Gesù vuole fare per tutti gli uomini.
Che cos’è dunque concretamente l’ordine dell’amore? Sono quei vicoli stretti e oscuri in cui il nostro amore deve entrare. Ci sembrerà di perdere tempo, di perdere qualcosa. È vero. È più facile stare sulla strada diritta che passa in mezzo alle case. «Certo, Pietro – Gesù lo ripeterebbe oggi anche a noi – ma tu, seguimi e mettiti dietro a me in quel vicolo stretto che il mio amore ha imboccato!»..
Credo che sentendo Gesù dire: “vi do un comandamenti nuovo, amatevi” più che scandalizzarsi si possa pensare : “che bello!”
E credo anche che sia nella natura dell’ amore avere un ordine; lo sentiamo che questo sentimento sconvolgente non può essere distribuito in egual misura su idee e persone.
Ci sono poi amori che ne includono e ne nutrono altri.
Pietro ama ancora in modo imperfetto, ama come può amare Pietro. Ma l’ amore maturo ” entra” nell’ amato, fa propri i suoi desideri , ne accetta persino la morte comprendendo che anche la distanza ( e la fedeltà nella distanza) è modo d’ amare.
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Certo che amare è bello. Ma è l’amore comandato che non piace, Perché al cuor non si comanda. La parola scandalo scandalizzarsi non è forse la migliore che potevo usare per dire questo disagio Di fronte ad un amore comandamento. Invece l’amore può essere disordinato e quindi ha bisogno di un ordine L’ordine dell’amore Che non vuol dire raggiungere la perfezione dell’amore . Una bella espressione Potrebbe essere questa : Amare è volare Con le due ali Della fede e della ragione
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E con tutto te stesso Non solo con la ragione. E con quella capacità a prendere le decisioni Che si acquisisce con l’esperienza della vita. E con la virtù della prudenza Che si acquisisce Vivendo.
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