Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.

Tutte le volte che nel Vangelo compare l’immagine delle pecore e del pastore mi sento in difficoltà perché sono convinto che non è più un simbolismo che l’uomo contemporaneo comprende nella stessa direzione di Gesù.
«Erano come pecore che non hanno pastore». È una immagine stupenda che descrive la commozione di Dio per l’abbandono in cui si trova l’umanità. Ma l’uomo del XXI secolo coglie davvero questo messaggio? Direi di no. Tanti di noi sono addirittura convinti che essere senza pastore voglia dire essere finalmente liberi dai nocivi condizionamenti sociali, culturali e soprattutto religiosi. Avrebbero detto a Gesù: «Non ti preoccupare, saremo anche stanchi e sfiniti magari, ma finalmente contenti e autonomi. Non abbiamo bisogno di un pastore per essere felici!».
Ma è davvero così? La felicità è davvero una questione individuale? È una somma di istanti felici che fanno i conti con altri che decisamente non lo sono? Una sufficiente conoscenza del cuore umano ci fa dire che questa è solo l’apparenza, l’armatura entro cui l’uomo e la donna di oggi cercano di ripararsi dalle paure e dalle angosce che invece attanagliano il cuore. Il gregge senza pastore è una popolazione di pecore smarrite che sono sulla strada ma non sanno dove andare, o hanno paura di tutto o non hanno paura di niente. Gesù continua a provare compassione, e non è la sua una emozione passeggera, un commuoversi e basta.
Quando vede le folle smarrite, Gesù cerca di rincuorarle, di confermarle e lo fa nel modo più umano che ci sia, mettendo lungo la strada i suoi discepoli come consolatori e come predicatori. Sono dodici, hanno un nome, annunciano una salvezza vicina. Non sono tanti, non hanno grandi mezzi, non ricevono uno stipendio. Si direbbe proprio una missione destinata a fallire, eppure ancora oggi è così: gli strumenti certo sono cambiati, il mondo della comunicazione è diventato digitale, eppure il Vangelo viaggia ad altezza d’uomo, affidato alla povertà e non alla velocità. Le coordinate della missione cristiana sono sempre quelle e lo smarrimento dell’altro si manifesta nel raggio della mia umanità, e solo lì può trovare il conforto di un “pastore”.
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È impossibile io ti dia una risposta. Potrei dire solo : dipende. Dipende da che pastori sono i Pastori e dipende dalle pecore che sentono la mancanza dei pastori oppure non la sentono anzi sono felici di essere individui maturi che possono scegliere liberamente che cosa dire che cosa fare. Potremmo aggiungere più che risposte altre domande. Per esempio potremmo soffermarci sulla povertà o sulla velocità della comunicazione. Talvolta la velocità che pure dobbiamo avere in un mondo che è digitalmente veloce distrugge la relazione, non la crea nemmeno. Talvolta la povertà è solo una finzione perché in realtà sono i soldi che fanno andare avanti qualunque cosa, i soldi e l’opportunismo. Potresti domandarmi: ma tu Agostino come la pensi? Io mi commuovo perché ci sono tante pecore senza pastore e non lo sanno. Ma cercare di aiutarli non è cosa facile perché bisogna mettere in campo la propria umanità
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