Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.

L’avvenimento noto come Ascensione ha un valore temporale solo per coloro che videro con i loro occhi Gesù risorto e ad un certo punto non lo videro più. Per tutti gli altri – quindi anche per noi – questo avvenimento ha il valore di dirci qualcosa di importante sulla risurrezione di Gesù.
Non è un tornare indietro alla vita di prima, come si poteva ancora pensare nel contesto degli incontri avuti per quaranta giorni da Gesù con i suoi discepoli. Ad un certo punto non lo vedono più, non lo incontrano più, non hanno più un’esperienza che poteva anche lontanamente far pensare ad un ritorno alla vita di prima (quella che chiamiamo vita terrena). La risurrezione di Gesù è un evento totalmente nuovo, che non fa parte della storia, perché di quella successione di eventi che caratterizza la vita nel tempo e nello spazio che noi chiamiamo «storia» è insieme il compimento e il superamento.
Gesù risorto non è tornato indietro ma è andato avanti. E andando avanti in quella dimensione che noi chiamiamo «cielo» ha però trascinato l’intera umanità, come nascosta e incorporata nel suo corpo risorto, nella sua carne: è asceso al cielo ma ha portato con sé quel corpo che aveva preso nel grembo di Maria e che aveva compiuto l’intero percorso umano dal concepimento alla morte (per circa 33/36 anni). Quindi l’Ascensione si collega strettamente al Natale. Sono entrambe feste di incarnazione: il Natale mette al centro l’incarnazione di Dio nella storia umana, l’Ascensione ci ricorda che questa stessa storia assunta dall’uomo Gesù si è incarnata in cielo.
Nulla va perduto della «carne», che non è da intendersi come l’intreccio di muscoli, ossa e nervi, ma è la trama delle relazioni delle nostre esistenze che, grazie al corpo di Gesù risorto e asceso al cielo, «siede alla destra del Padre». L’evangelista Matteo – che non racconta come invece fa Luca l’avvenimento dell’Ascensione – trae subito una conseguenza decisiva per la nostra vita. Se la nostra «carne» è già in cielo nella persona del Cristo risorto, questo vuol dire che il Cristo risorto non è assente o lontano, non si è disincarnato, ma continua tutti i giorni ad essere con noi, è con noi quando noi ci troviamo insieme, fino alla fine del mondo.
Con l’ Ascensione il nostro oggi diviene oltre.
il cielo, lo sappiamo, comincia raso terra e questa realtà vuol ben dire una cosa importante: noi camminiamo in cielo; l’essenziale è esserne consapevoli.
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Battiato lo dice al futuro. Noi usiamo il presente: percorriamo insieme le vie che portano all’Essenza.
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La «seconda» incarnazione…Don Agostino, mi è chiaro che l’Ascensione si collega strettamente al Natale; sono entrambe feste di incarnazione. Ma non è, forse, una feconda festa di incarnazione anche l’Annunciazione? tino
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Non è la seconda festa dell’Incarnazione, di per sé è la prima, perché la vita inizia con la fecondazione. Sarebbe interessante spiegare perché il 25 marzo non sarà mai la festa dell’Incarnazione. Mi limito a poche righe. Prima di tutto perché è stata considerata non una solennità del Signore ma una solennità mariana, l’Annunciazione del Signore. Ma credo che abbia prevalso l’esigenza di calendario. Il 25 marzo, infatti, cade in giorni che possono far parte del ciclo della Pasqua o addirittura coincidere con la Pasqua. Il «nuovo» Natale rischierebbe di essere a ridosso della Pasqua. Comunque il legame tra Incarnazione e 25 marzo è molto forte.
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