Inferno e paradiso, questione di sguardo

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Panorama dalla Töira (Pizzo Rossetto) – Foto AC

La parabola del ricco cattivo e il povero Lazzaro sembra invitare a leggere la storia secondo la «legge del contrappasso». Abramo stesso insinua che ci sarebbe una linea netta di demarcazione tra la vita terrena e la vita eterna: se si sono ricevuti mali nella prima si è consolati nella seconda, se si sono ricevuti beni si è tormentati.

Non è così. Il vero discrimine è dato dal fondamento della propria decisione di vivere. È la scelta fondamentale su cui abbiamo deciso di fondare tutte le altre. Questa è una classica formulazione etica. Lasciate che usi un termine estetico: tutto dipende dallo sguardo, che rivela la mia prospettiva di vita, e che perdura per sempre. E se lo sguardo è attento solo a se stessi e alle proprie cose, e non si accorge e non si preoccupa dell’altro, la vita resterà chiusa in una prigione dorata che con la morte perderà il suo ricco rivestimento aureo per restare solo una prigione.

Esattamente questo è l’inferno. Lo dice bene una frase di uno dei tre personaggi chiusi in una stanza in un’opera teatrale di Sartre (A porte chiuse). Quella stanza è il loro inferno e la vera tortura non è il fuoco, ma il fatto di essere costretti a esistere, per sempre, in una coabitazione forzata in cui si è incessantemente giudicati da chi ci sta attorno. Cioè: «l’inferno sono gli altri».

Paradossalmente è vero anche che «il paradiso sono gli altri». Dipende solo dallo sguardo con cui li hai guardati. Siccome siamo creati a immagine di un Dio che è relazione di persone in una circolarità dell’amore, se riduciamo la vita entro una prospettiva egoistica, perdiamo quell’apertura all’altro che ci costituisce nel profondo.

Per usare il linguaggio del vangelo di domenica scorsa, bastava che il ricco della parabola abbassasse lo sguardo per accorgersi del povero Lazzaro e usasse la sua iniqua ricchezza per farselo amico. La via da imboccare non era l’insensibilità, ma la condivisione. E questo vale per ciascun uomo, non necessariamente in forza della fede cristiana, che semmai aggiunge la consapevolezza che nell’uomo e principalmente nel povero è presente Gesù.

2 thoughts on “Inferno e paradiso, questione di sguardo

  1. Il ricco non tratta male Lazzaro, non lo malmena o lo scaccia: non lo vede, semplicemente. È l’indifferenza il suo peccato: è concentrato sulla tavola imbandita, sui suoi convitati. Il resto, nebbia. Avrà detto : ma cosa ho fatto di male. Niente? Appunto, ha fatto nulla.

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