Il contagio della condivisione

Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui

Giglio rosso (Foto AC)

Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Così chiamiamo questo episodio evangelico e lo consideriamo un miracolo, ovvero un fatto prodigioso.

Ma noi sappiamo che Gesù si serve della nostra libertà, s’inserisce nelle nostre azioni e opera i suoi prodigi. Che cosa può essere successo quel giorno? Non possiamo considerare tutta quella gente come una massa di sprovveduti, che erano andati in un luogo deserto senza portare con sé acqua e pane. Dunque, quando i Dodici si accorgono che è giunta la sera e che quella gente ha bisogno di mangiare qualcosa, il pane era già tutto lì, ma era nascosto. Ciascuno ne aveva un pezzo, ma lo teneva per sé, per paura che non bastasse a sfamarlo. Il pane, guardato alla luce di questa preoccupazione, è «poco», cioè insufficiente.

I Dodici hanno portato qualcosa per loro, è il «poco» che cominciano a mettere nelle mani di Gesù: cinque pani e due pesci. Bisogna far uscire gli altri «poco» perché il miracolo altro non è che una somma di tanti «poco». Ma per ottenere questo risultato occorre ribaltare la preoccupazione della gente. Con la sua benedizione Gesù sostituisce la paura con la condivisione. Egli non moltiplica affatto il pane, ma moltiplica la disponibilità a condividerlo.

I primi cinque uomini che hanno ricevuto un pane benedetto da Gesù hanno pensato: «Se ricevo un pane che non è mio, allora posso donare il pane che tengo nascosto nella bisaccia a colui che mi sta vicino». E così, di mano in mano, si realizza il prodigio della moltiplicazione. Il vero miracolo è il contagio della condivisione, che non è un semplice gesto occasionale ma è una logica di vita, uno stile su cui impostare l’esistenza. È la logica di Gesù, la logica dell’Eucaristia che questa festa del Corpus Domini vuole mettere al centro della scena.

Ci resta da comprendere il passaggio dal «poco» all’«avanzato»: sono ben dodici ceste. La logica del tenere per sé esaurisce il «poco», lo consuma e non resta più niente. La logica del condividere, invece, sazia e produce persino una eccedenza. Il dono apre la strada ad un altro dono, perché cambia la mentalità e così donare diventa il compito della vita.

5 thoughts on “Il contagio della condivisione

  1. Lettura profonda e in parte nuova di una pagina evangelica superconosciuta. Di anno in anno un passo avanti. È questa la crescita che ci offre la liturgia nel suo ritornare e insistere sulla Parola. La liturgia propone e noi dovremmo accogliere e masticare ( visto che parliamo di pane) fino a far unica carne. La condivisione è una operazione anomala: una divisione che invece di dividere, moltiplica. E funziona

  2. Scrive don Agostino: “Con la sua benedizione Gesù sostituisce la paura con la condivisione. Egli non moltiplica affatto il pane, ma moltiplica la disponibilità a condividerlo.” Questa interpretazione del miracolo, che non è nella magia, ma nella logica della condivisione, nella logica del dono, è affascinante. Ma, don Agostino, è applicabile anche ad altri miracoli come la resurrezione di Lazzaro, che poveraccio deve morire due volte? Tino

  3. Vedo che non ho nessuno da ascoltare per cui provo a rispondere alla domanda che mi ha fatto Tino. Quella che ho fatto del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci non è una interpretazione. È il miracolo e il miracolo è la moltiplicazione della condivisione, il contagio della condivisione. Certo la parola miracolo noi la usiamo per indicare qualcosa di sensazionale di appariscente. Gente che toglie il pane dalla proprio bisaccia e lo da al vicino perché ha capito che non deve tenere per sé ma donare, questo non è forse il vero miracolo la cosa più sensazionale che possa esserci? Altra cosa è la resurrezione di Lazzaro. L’evangelista Giovanni che ce la racconta però è molto interessato a far capire che la resurrezione di Lazzaro non è la resurrezione di Gesù. Lazzaro torna indietro alla vita di prima e ahimè deve morire una seconda volta. Gesù va avanti nella vita di Dio portando con sé la vita dell’uomo. Mi fermo qua perché magari qualcuno ha da aggiungere altro.

  4. Forse è un nostro limite pensare che il miracolo sia sempre qualcosa di straordinario, che stravolge le regole della natura. Per Giovanni sono segni della divinità di Gesù: ma, a pensarci, tutta la vita è segno di una presenza che la rende ” da Dio” , originata da Lui, principio, sorgente, compagnia e fine. Forse perché sono una vecchietta ogni risveglio, ogni giorno ( normale apparentemente, faticoso) è un miracolo capace di stupirmi. Così lo percepisco. La speranza, dati tempi, è il nostro miracolo quotidiano.

Scrivi una risposta a Anonimo Cancella risposta