Aspettare o attendere?

Daunei – Foto AC

Se ci pensiamo bene, la parabola delle vergini sta in piedi solo se c’è qualcuno da attendere. È lo sposo che le vergini (sono le amiche della sposa) attendono.

Sono dieci e la parabola ci dice subito che cinque sono sagge e cinque stolte: le sagge hanno preso con sé anche una scorta d’olio oltre alle lampade. Si direbbe che la saggezza consiste proprio nel prevedere che l’attesa può essere lunga. Infatti è così: c’è qualcuno da attendere – lo sposo – ma egli è in ritardo. E la parabola ci dice che le vergini «si assopirono tutte e si addormentarono». Strana considerazione che sembra farci dimenticare che cinque sono sagge e cinque invece stolte. Dormono tutte. Sembra non esserci alcuna differenza fra di loro nell’assopimento comune: le cinque che sono sagge non lo sono perché non si addormentano!

Invece la differenza, che la parabola ha già svelato, diventa evidente nel momento del risveglio quando finalmente lo sposo arriva: le vergini sagge possono accendere le loro lampade, mentre le stolte restano al buio. Paradossalmente solo cinque vergini attendevano lo sposo, le altre cinque lo aspettavano. Non è la stessa cosa aspettare o attendere. Aspettare è un gesto statico: è un guardare nella direzione da cui ci si aspetta che arrivi qualcuno, stando però fermi. Attendere è un gesto dinamico: è tendere verso colui che si attende, quasi muovendosi incontro a lui, partecipando in qualche modo all’evento della sua venuta.

Si può aspettare anche solo per rassegnazione, mentre l’attendere è colmo di desiderio. Insomma, il tempo dell’attesa è un tempo attivo, fa parte della vita e va riempito con la vita, non è affatto noioso e inoperoso, non è un inutile preambolo ma fa parte dell’itinerario verso la vetta come inevitabile cammino di avvicinamento. La lampada dell’attesa ha bisogno dei piccoli vasi d’olio che la alimentano giorno per giorno. E Colui che attendiamo è Lui, lo sposo, il Signore Gesù. S’avvicina il tempo dell’Avvento (che quest’anno sarà molto breve). Ebbene, cominciamo a procurarci l’olio nei piccoli vasi per poter accendere le nostre lampade nel momento opportuno.

One thought on “Aspettare o attendere?

  1. Nella parabola delle vergini stolte e delle vergini sagge è contenuta la differenza tra statica e dinamica, ben chiarita nel libro di Don Agostino “L’albero della vita” del 2015. Aspettare è quel che si fa alla stazione quando il treno è in arrivo stando fermi, a volte seduti, e comunque statici. Attendere è come scrive Don Agostino: “un gesto dinamico: è tendere verso colui che si attende, quasi muovendosi incontro a lui, partecipando in qualche modo all’evento della sua venuta.” L’Avvento è il tempo dell’attesa, il tempo partecipato, incontro al Natale!

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