Salvare e perdere…

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Foto di Felix Lichtenfeld da Pixabay

Salvare e perdere: è innegabile che attorno a questi due verbi si giochi gran parte della nostra vita. Certo, salvare e perdere i beni materiali della vita e il danaro. Ma soprattutto salvare e perdere gli affetti più cari e i legami più importanti.

Gesù sostiene che talvolta si perde credendo di salvare, o si salva dopo che si era convinti di aver perso: occorre cioè una giusta valutazione. Sant’Agostino diceva che il problema vero non è che cosa o chi amare, ma valutare attentamente se si ama poco ciò che invece merita una amore infinito o si ama troppo ciò che dovrebbe essere meno importante.

L’espressione con cui si è chiusa la pagina evangelica va letta in questa direzione: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». Come a dire: chi dona la vita la trova, chi la trattiene la perde. Rinnegare se stessi – la richiesta di Gesù genera un filo di rabbia, come se ci venisse chiesto di smettere di respirare o di cancellare il futuro che si è cominciato a sognare – non equivale affatto a spegnere i nostri desideri, ma a non trattenere la vita, a donarla, ad essere responsabili verso gli altri.

Rinnegare se stessi significa saper mettere a disposizione la propria vita per un ideale grande, per un desiderio che merita d’essere esaudito. Non trattenendola, si ha la netta sensazione che la vita la si perde, invece si raggiunge la salvezza. Non è un perdere, però, tanto per perdere. È un perdere a causa di una persona, a causa di Gesù. Come è annunciato da tante parabole, l’uomo rinuncia perché in Gesù c’è un di più che motiva la rinuncia: si perde per acquistare (l’uomo che ha trovato il tesoro vende tutto per comprare il campo).

Si capisce, allora, perché la dinamica del Vangelo funziona solo all’interno di una relazione personale: tu rinneghi te stesso perché hai incontrato un Altro, perché con lui sei entrato in relazione. Rinnegare se stessi è una dimensione che si spiega non con una analisi logica ma, per così dire, con una analisi estetica: è la bellezza di Gesù che ti porta a non trattenere la tua vita ma a donarla!

2 thoughts on “Salvare e perdere…

  1. Rinnegare se stessi non ha valenza negativa, scoraggiante: vuol dire mettere in campo il ” meglio” di sé, il meglio per sé. Entra in gioco il discernimento che ci permette di valutare relazioni e situazioni. Scegliere Gesù vuol anche dire optare per un tutto che accoglie in sé un universo. In Gesù ritroviamo ogni persona, ogni cosa illuminata, da considerare nella giusta proporzione. Il centuplo? Una maggiore serenità, una più consistente e duratura (per sempre) gioia.

  2. In molte parabole è annunciato questo messaggio: noi possiamo rinunciare anche a legami importanti a causa della persona di Gesù, che ci fa acquistare la bellezza, la dimensione estatica; ci fa uscire da noi stessi! La parabola che meglio chiarisce ciò con una “analisi estetica” è quella del tesoro nel campo: l’uomo che ha trovato il tesoro vende tutto per comprare il campo. Il libro più convincente, scritto da Don Agostino in proposito, è “Il tesoro nel campo” 2007.

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