Qualcuno, non qualcosa

PENTECOSTE – Anno A

La festa di Pentecoste fa da spartiacque tra la pienezza della Pasqua e la nostra quotidianità che entra nel periodo estivo. Siamo invitati a considerare il dono dello Spirito, come una persona messa al nostro fianco. Le immagini non ci aiutano: colomba, vento, acqua viva, fuoco. Segni di una presenza che sconvolge, che cambia interiormente, che rende capaci di pensiero, parola e azione. Ma lo Spirito non è né un’energia diffusa né un semplice nome di Dio, è qualcuno non qualcosa. Qualcuno che abita ogni piega della storia, che sta accanto a noi. Come Gesù risorto non è la sopravvivenza di un ricordo e di un messaggio, così lo Spirito non è un premio di consolazione per farci dimenticare che Gesù non è più fisicamente tra noi. Anzi, la sua funzione principale è proprio ricordarci Gesù, renderlo presente, farcelo riconoscere.

Ecco perché ci sono persone nel mondo e soprattutto nella Chiesa che hanno una funzione spirituale. Quando noi sentiamo questa parola – spirito, spirituale – subito pensiamo a qualcosa di non materiale, che non si può né vedere né toccare. Invece, lo spirituale è ciò che di più profondo c’è nella nostra vita, e che affiora però solo attraverso la carne, in una presenza pienamente umana e per così dire tangibile. Hanno una funzione spirituale tutte le persone che sono chiamate ad educare (penso ai genitori, agli insegnanti, ai catechisti). Ora, un educatore cristiano lavora con lo Spirito, e per questo è chiamato a rendere presente Gesù con le sue parole e con la sua vita.

Abbiamo constatato nelle scorse settimane di isolamento, con le scuole chiuse, con l’impossibilità di radunarsi, quanto è importante il contatto e un incontro non virtuale. Certo, abbiamo usufruito di strumenti digitali che ci hanno permesso di sopperire in qualche modo a questa mancanza, ma non è la stessa cosa! La rete dei social network non può sostituirsi alla rete dell’amicizia. Ecco, siamo sicuri che lo Spirito Santo ha continuato a circolare tra di noi, perché Egli sa adattarsi alla nostra umanità e sa trasformare le nostre strettoie in nuove vie di presenza efficace nella storia.

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