Colpo di testa 123 / In gioco la sofferenza di minori e famiglie

Corriere di Como, 2 luglio 2019

«Angeli e Demoni». È stato dato questo nome ad una inchiesta della Procura di Reggio Emilia che indaga su fatti estremamente gravi. Se le accuse dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a un abisso di male che trasforma quelli che avrebbero dovuto essere angeli custodi in perversi demoni. Davvero una inchiesta umanamente devastante. Una cordata di assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti e amministratori pubblici avrebbero tessuto una trama per allontanare minori – di età compresa tra i 6 e gli 11 anni – dalle loro famiglie naturali e darli in affido retribuito ad amici e conoscenti, in un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro.

Gli aspetti più gravi della vicenda riguardano i metodi con cui, secondo l’accusa, venivano motivati gli allontanamenti dei minori. Sarebbero stati inventati in alcuni casi abusi sessuali patiti tra le mura domestiche, attraverso sedute di psicoterapia in cui i minori venivano in un certo senso costretti a ricordare fatti mai avvenuti. Il tutto suffragato da disegni dei bambini stessi, falsificati però con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale. Addirittura alcuni terapeuti, sempre secondo l’accusa, si sarebbero travestiti da personaggi cattivi delle fiabe per rappresentare le figure genitoriali che venivano in tal modo denigrate. Così si motivava l’allontanamento dei minori dalle loro famiglie – le cui case erano falsamente descritte come fatiscenti – con conseguente affidamento e inserimento in un circuito di cure private a pagamento.

Un altro particolare agghiacciante della vicenda: il ritrovamento da parte dei carabinieri di un magazzino, in cui sarebbero stati nascosti i regali e le lettere consegnati nel corso degli anni dai genitori naturali ai responsabili dei servizi sociali e che non erano mai arrivati ai minori, i quali erano così indotti a pensare che papà e mamma si erano dimenticati di loro. Si potrebbe pensare che il quadro indiziario è il frutto di un parto di fantasia. Invece, pur dovendo accertare le singole responsabilità, si tratta di un’inchiesta che riguarda il Servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza.

Ci deve essere qualcosa che non funziona nel coordinamento e controllo di una materia così delicata, in cui in gioco c’è la sofferenza di minori e famiglie, se una falla così profonda può aprirsi in una zona non certo degradata del Paese. Detto che la maggior parte degli operatori sociali svolge onestamente il proprio lavoro ed è affidabile, bisogna assicurarsi di avere i mezzi per controllare e fermare gli eventuali professionisti disonesti, prima che compiano i presunti danni segnalati nell’inchiesta emiliana. Alcune delle vittime, oggi adolescenti, avrebbero manifestato gravi segnali di disagio con gesti di autolesionismo e tossicodipendenza. Chi è accusato di aver giocato con la loro vita, evidentemente avrebbe rubato speranza nel futuro.

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