Al di là delle apparenze: la bellezza

SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno C

Ecco altre due parole per il nostro cammino di Quaresima: «apparenze» e «bellezza». Sullo sfondo ce n’è una terza, che è quella che dà il nome a questa seconda domenica di Quaresima: «trasfigurazione». Partiamo dall’avvenimento di cui sono testimoni Pietro, Giovanni e Giacomo sul monte Tabor, noto appunto come trasfigurazione di Gesù: «Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante». Una visione? Una apparizione? Oppure semplicemente un sogno? Si dice infatti che «Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno»… La Chiesa da sempre ci invita a guardare a questo fenomeno come ad una trasfigurazione, ovvero un cambiamento di aspetto.

Mi viene spontaneo pensare ad una parola inglese – oggi, per sentirci importanti, dobbiamo sempre utilizzarne almeno una! – che è molto gettonata: «look», che potremmo tradurre con «ciò che, guardando, si vede» di una persona. Gesù ha fatto un cambiamento di «look» sul monte Tabor? Si è forse sottoposto anche lui ad un trattamento estetico? La risposta è: sì. A patto di intenderci bene sulla parola «estetica», che ormai sembra essersi ridotta ad indicare il cambiamento dell’aspetto esteriore del corpo attraverso la manipolazione fisica di alcune sue parti. La trasfigurazione di Gesù, in realtà, consiste in un fenomeno di trasparenza. Sul monte i tre discepoli vedono veramente chi è Gesù in tutta la sua bellezza, in tutto il suo splendore. Gesù, per un attimo, mostra la sua natura divina, sospende il miracolo dell’incarnazione e concede un anticipo di visione gloriosa.

Quando arriveremo anche quest’anno a celebrare il Venerdì santo, ascolteremo ancora una volta le parole del profeta Isaia, che ci presentano Gesù non come «trasfigurato», ma come «sfigurato»: «Molti si stupirono di lui – dice Isaia – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo». Sul monte Tabor Gesù si è trasfigurato, quasi per rafforzare la fede di chi lo avrebbe visto sfigurato. Ha mostrato la bellezza profonda dell’uomo abitato carnalmente da Dio, per annunciare che la sua gloria non potrà fare a meno di attraversare l’abbassamento supremo della passione e della croce. Gesù è bello sul Tabor, perché la sua bellezza si manifesterà pienamente sulla croce. È una bellezza, dunque, che non ha a che fare con l’esteriorità, con l’apparenza, ma ha a che fare con l’interiorità, con la trasparenza di Dio.

Del resto, provate a domandarvi che cosa è il contrario di «estetico»? «Anestetico», ovvero: ciò che addormenta la sensazione. La bellezza, invece – ciò che è «estetico» – risveglia la sensazione, dona cioè la possibilità reale di percepire l’essenza – non l’apparenza – di una persona. È bella solo una persona trasparente, nei cui occhi puoi quasi entrare. Altrimenti l’estetica si trasforma in una anestesia, in un addormentamento della relazione vera, in un sonno. Proprio quello da cui erano oppressi i tre discepoli sul monte e da cui li risvegliò l’estetica di Cristo, la sua suprema trasparenza, la sua trasfigurazione. In una parola: la sua «bellezza».

Carissimi, quanto siamo lontani da questa realtà! Il nostro mondo parla tanto di estetica e di bellezza, ma poi riduce tutto ad una questione di centimetri, a gonfiori artificiali, a protesi per incrementare parti del corpo. La bellezza è armonia dell’in-sieme, e non solo dell’insieme del corpo, ma dell’insieme della persona tutta, nelle sue dimensioni fisica e spirituale.

Avere una figlia bella non significa regalarle per i diciotto anni un trattamento estetico, ma donarle giorno per giorno la bellezza dell’educazione, insegnarle l’armonia della vita, farle conoscere lo stupefacente miracolo che è il suo corpo, da affidare alla saggezza del cuore. Invece, continuiamo a rincorrere l’apparenza e non arriviamo mai alla bellezza, che sta oltre le apparenze. Uguale discorso ci sarebbe da fare circa i nostri rapporti, che rifuggono spesso dalla trasparenza e imboccano le vie del travisamento, del camuffamento, dei secondi fini. La «fiction» – ecco un’altra parola inglese! – è diventata purtroppo la legge spietata della realtà.

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