Colpo di testa 80 / Niente stizza né rancore, le lezioni dalla Thailandia

Corriere di Como, 10 luglio 2018

Coach Aek, anche lui è stato liberato dopo i dodici ragazzi della sua squadra

Mentre scrivo, le operazioni di salvataggio dei ragazzi rimasti intrappolati nella grotta di Tham Luang in Thailandia sono ancora in corso, tenute sul filo dell’incertezza dalle abbondanti piogge monsoniche e dalla carenza di ossigeno lungo il percorso di uscita dalla grotta. Se tutto andrà bene, l’ultimo ad essere salvato – dopo i quattro ragazzi che ancora rimangono in attesa di essere liberati – sarà l’allenatore della squadra di calcio dei Cinghialotti, Ekkapol Chanthawong, da tutti conosciuto come Coach Aek. È lui ad aver condotto i dodici ragazzi dentro la grotta in una sorta di gita-premio dopo l’ultimo allenamento.

Ciò che meraviglia noi occidentali, sempre così inclini alle polemiche e ad uno stile immediatamente accusatorio, è la propensione al perdono manifestata dai genitori e parenti dei ragazzi nei confronti dell’allenatore venticinquenne, che rischia comunque di essere incriminato dalla giustizia thailandese per aver generato una situazione di pericolo per sé, per i ragazzi e per i soccorritori (uno dei quali è morto per carenza di ossigeno).

Coach Aek – il quale è stato trovato in precarie condizioni di salute, perché ha dato ai più piccoli tutti gli snack che aveva con sé – appena ne ha avuto la possibilità, ha riconosciuto la propria responsabilità e ha chiesto scusa alle famiglie dei ragazzi, lui che una famiglia non ce l’ha più da tanto tempo, avendo perso da giovanissimo entrambi i genitori e un fratellino. E in tutta risposta non ha ricevuto quelle reazioni stizzite e rancorose che forse ci saremmo aspettati, ma una lettera dei genitori dei ragazzi dai toni rassicuranti e tranquilli. «Per favore, non incolpare te stesso…  Non siamo affatto arrabbiati con te… Prenditi cura di te stesso. Non dimenticare di coprirti perché il tempo è freddo… Siamo preoccupati, uscirai presto… Grazie per il tuo aiuto nel prenderti cura dei ragazzi».

Parole che fanno riflettere. Aek, dopo la morte dei genitori era diventato un ragazzo triste e solitario, e fu aiutato ad uscire dalla crisi profonda grazie ad una esperienza formativa in un monastero buddista, che lo rafforzò nel carattere, dandogli quella carica che ha saputo poi trasmettere ai suoi ragazzi. Anche nella grotta si dice che abbia insegnato loro tecniche di meditazione per aiutarli a superare lo shock del buio, della fame, della sete e dell’isolamento.

Si direbbe che Aek è riuscito a sanare la sua impulsiva imprudenza con una tenace generosità, donata e inaspettatamente ricevuta. Alla fine, anche un irresponsabile può diventare un eroe, se rimane umano. C’è quindi da sperare che, grazie al contributo altamente professionale di una fantastica équipe di soccorso, anche lui, dopo i suoi calciatori, possa trovare la via di casa. I Cinghialotti, con lui in panchina, la partita più importante l’hanno giocata proprio lì, al buio, dentro la grotta. E l’hanno già vinta. Speriamo ne possano giocare tante altre, tutti insieme, in piena luce, facendo tesoro di una drammatica esperienza.

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