Colpo di testa / 47 L’emozione collettiva della bellezza riscoperta

Corriere di Como, 31 ottobre 2017

E il tramonto diventò virale. Domenica sera su tutto il nord Italia è andato in scena, senza biglietto d’ingresso, uno spettacolo unico: un tramonto dai colori e dalle forme eccezionali. Non ovunque era lo stesso: i colori variavano dal giallo al rosso e le forme lenticolari delle nubi si componevano in modi differenti nello spazio del cielo. Ma lo stupore è stato identico, e quel fenomeno, che senza particolari clamori avviene tutte le sere, ha fatto scattare quasi simultaneamente milioni di click sullo smartphone, un aggeggio che teniamo sempre a portata di mano e che usiamo come un prolungamento dei sensi del corpo.Ammetto che nemmeno io ho resistito alla voglia di scattare una fotografia, dopo aver cercato di trattenere negli occhi l’incredibile disegno che era comparso in cielo. Un disegno che, sia chiaro, non è mai uguale a quello del giorno prima (e, da dove sto io, le albe e i tramonti hanno sempre qualcosa per farsi ricordare).

Ciò che mi ha fatto riflettere è il trovare un tramonto come notizia sul giornale. Perché? Semplice, perché era bello. Non c’è altra spiegazione. Sul giornale finiscono le ripetizioni, anche ossessive, delle notizie brutte e le novità che nessuno ha mai raccontato – i cosiddetti scoop – ma un tramonto è un fatto seriale (e serale!) che non fa più notizia. A meno che non sia particolarmente bello. Perché la bellezza è una dimensione della vita dell’uomo e il bisogno di bellezza è scritto nel suo patrimonio genetico. Ma, a differenza di altri bisogni quasi insopprimibili, il bisogno della bellezza viene facilmente sepolto sotto una coltre di polveri inquinanti, che sono anche peggio delle polveri sottili del PM10. Per fortuna, qualche volta un vento provvidenziale libera gli occhi e la mente e torniamo ad essere, magari solo per un momento, animali sensibili alla bellezza. Ci accorgiamo di ciò che diamo per scontato o di ciò che nemmeno vediamo più, perché siamo troppo preoccupati dei nostri teoremi e delle nostre costruzioni virtuali. Un rischio, questo, che forse in tanti hanno corso anche domenica sera, non lasciando al tramonto nemmeno il tempo sufficiente per passare dagli occhi al cuore, e intrappolandolo in un baleno di pura istintività digitale dentro il telefono per poi finire a guardarlo nello schermo e non in cielo…

E qui c’è l’aspetto più preoccupante del tramonto finito sul giornale. La sua notorietà è dovuta esclusivamente al web, che lo ha sdoganato da affare privato a fenomeno di massa. Siccome in migliaia hanno postato la loro foto – impronta digitale di una emozione – la sommatoria delle foto sui social è divenuta emozione di tutta una nazione, degna di finire anche sul giornale. Da ieri sera il tramonto è tornato ad essere un fenomeno che riguarda il cielo e a cui ci si può anche disinteressare. Invece no. Teniamoci il telefono in tasca e dedichiamo un tempo reale a guardare quella bellezza che nessuna monotonia può estinguere.

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