Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario. Poco… tanto… troppo!

Sembra che il tema attorno a cui ruota questa pagina evangelica sia il mangiare. C’è tanta folla, è sopraggiunta la sera, il problema è a livello della pancia da riempire… Forse noi ci sentiamo lontani da questo tipo di problemi e, infatti, abbiamo semmai la preoccupazione di far sparire la pancia. Eppure nel mondo – ma anche qui vicino alle nostre case – c’è chi ha ancora ogni mattina il problema di trovare i soldi per mangiare, almeno alla sera. Ebbene, quella sera ci furono tre modi di affrontare il problema di come sfamare la folla. Il primo modo è quello dei discepoli, ed è una consolazione sapere che i discepoli di Gesù la pensavano come noi. Perché è così che noi vorremmo risolvere il problema: «Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Cioè: ciascuno pensi a se stesso, risolva lui come meglio crede il problema per sé e per la propria famiglia. L’espressione è significativa: «comprarsi da mangiare». L’azione è chiusa in se stessa, è nella logica del carrello del supermercato in cui ciascuno mette dentro ciò che vuole e poi va alla cassa e si paga il suo conto. Certo, i discepoli dicono così perché la folla è davvero tanta e sembra non esserci altra soluzione. Ma è sicuramente la via più comoda, quella che ti evita di accertare se, in mezzo a tutta quella gente, c’è qualcuno che non può proprio «comprarsi da mangiare» e che, quindi, ha bisogno del tuo aiuto. La modalità scelta dai discepoli, dunque, è quella del cosiddetto buon senso.

Gesù non è d’accordo e, con una espressione altrettanto significativa, sembra indicare una vera e propria rivoluzione: «Voi stessi date loro da mangiare». È la via del prendersi carico del bisogno dell’altro, del saper valutare la fame di ciascuno e di offrire una risposta insieme gratuita e ragionevole. La modalità del dare richiede conoscenza delle situazioni, intelligenza nel valutare concretamente le azioni da compiere, generosità nello spendere tempo e danaro. È certo un modo assai più impegnativo della comoda proposta del buon senso dei discepoli. Gesù vuole che siano essi a gestire in prima persona la situazione di difficoltà della folla.

Ma è ovvio che si tratta di una provocazione. Gesù sa benissimo che i discepoli da soli non possono sfamare tanta gente. Intanto, però, essi cominciano a guardare nel proprio carrello della spesa e a valutarne il contenuto in una prospettiva non individualistica e comodamente egoistica: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Dicono cioè: abbiamo poco e questa folla è immensa, questo poco non può bastare.

Evidentemente a Gesù questa valutazione piace. A Lui non vanno a genio quelli che, convinti di avere tanto, pianificano tutto, decidono a pancia piena, seduti ad una scrivania, e decidono a colpi di telefonate… A Lui piace chi avverte il proprio poco, ma vuole mettersi in gioco con quel poco.

Ed ecco allora il terzo modo di affrontare il problema, che poi si dimostra essere quello risolutivo. Gesù prende il nostro poco e vi mette la sua onnipotenza, e poi ci lascia distribuire il tanto che quel poco è diventato, anzi, il troppo, visto che ne avanza addirittura. Mi piace pensare che quello che è avanzato è il segno che la prossima volta che ci sarà bisogno di sfamare tanta gente avremo ancora un poco da mettere davanti al Signore, qualcosa di nostro, «dodici ceste piene di pezzi avanzati». Perché Dio ama partire dall’offerta generosa del nostro poco per compiere i suoi grandi miracoli.

C’è da imparare da questa moltiplicazione dei pani e dei pesci, un miracolo che sembra concretizzare il raccolto di grano avuto dal buon seminatore, nonostante la zizzania, nel campo del Regno di Dio. C’è da imparare, soprattutto, la grande capacità che Gesù ha di trasformare un proprio immenso dolore in una occasione di condivisione. Aveva appena avuto la notizia che Giovanni Battista era stato ucciso, cercava un luogo appartato per piangere e per pregare. La folla lo incalza, ed egli mette al secondo posto il suo legittimo dolore e si lascia commuovere dal bisogno degli altri: «sentì compassione per loro e guarì i loro malati». Grande questo Gesù! Pensiamoci: a noi capita spesso che il dolore ci faccia chiudere le porte del cuore…

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2 thoughts on “Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario. Poco… tanto… troppo!

  1. Caro don Agostino. Mi è sempre piaciuto il tuo “scrivere” già dal Settimanale. Il tuo scrivere è il tuo pensiero e il tuo cuore.. Perché non pubblichi il tuo commento alla liturgia della parola fin dal sabato precedente? Come fanno p. Ronchi e altri. Ti assicuro che per noi sarebbe un bello stimolo nella preparazione omiletica e ci faresti un bel servizio. Ne hai le qualità. Ad ogni modo, grazie.
    Don Angelo Epistolio. Mendrisio

  2. Proprio stasera al tramonto di questo giorno, il Signore mi ha fatto incontrare una senegalese che ha una bimba di sei mesi e sia lei che suo marito sono senza lavoro. Sono entrata in casa loro e lei mi ha mostrato che il frigorifero è marcio e così mi sto attivando per trovargliene uno in buono stato. Chissà se quelle a cui busso, mi aiuteranno? Grazie Signore per quest’incontro.

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