Sesta Domenica di Pasqua. Il Paraclito, l’amore e i comandamenti…

Le parole che abbiamo ascoltato sono parole dell’ultima cena di Gesù prima di affrontare la passione e la morte. Sono parole pronunciate dopo il gesto eucaristico della lavanda dei piedi. La Chiesa ce le ripropone nella gioia pasquale del Risorto, vivo in mezzo a noi. A me colpisce sempre il modo in cui Gesù chiama lo Spirito Santo: «un altro Paraclito». Ma soprattutto è bella la preoccupazione che egli ha – prima di morire – di non lasciarli orfani. La parola «Paraclito» ha purtroppo avuto una traduzione nel vocabolario giuridico che ne ha falsato il significato: «avvocato». Ora «paraclito» – παράκλητος – in latino è reso giustamente con «ad-vocatus», ovvero «colui che è chiamato a stare vicino», ma l’avvocato, così come lo intendiamo noi, richiama vicende legali e addirittura penali e ci fa scivolare su un piano di comprensione che ci allontana dal significato che questa parola ha sulla bocca di Gesù. Un altro modo di tradurre «paraclito» è «consolatore»: anche in questo caso a noi sfugge il senso biblico del consolare, perché per noi consolare è spesso ridotto ad una azione tutta sentimentale tesa a dare un po’ di conforto – qualche parola dolce, una carezza – ad un sofferente. Se vogliamo intendere bene, dobbiamo leggere la parola «paraclito» insieme alla preoccupazione che Gesù ha di non lasciarci orfani. Gesù vuole che ci sia un «altro», chiamato a starci vicino, a custodirci, a proteggerci, a guidarci, che in un certo senso prenda il suo posto. Un altro che possa esserci per sempre vicino, senza essere limitato da una presenza chiusa entro una data di nascita e una data di morte. Gesù dice: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi». Sta parlando della sua risurrezione come evento definitivo, che inaugura una presenza per sempre. Lo Spirito Santo è «lo Spirito della verità», non un semplice avvocato d’ufficio e nemmeno una presenza dal valore vagamente consolatorio. Potremmo dire che è sì un «altro», ma è Gesù stesso nel suo essere risorto e seduto alla destra del Padre e insieme operante insieme con noi dentro ogni piega della storia umana.

Sì, l’«altro Paraclito» è Dio in persona, non un semplice soffio passeggero. Proprio come dice Gesù: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi». Magnifico! Ma qual è «quel giorno»? A me piace pensare che sia il primo giorno dopo il sabato, il giorno della risurrezione; ma anche il giorno della Pentecoste, della discesa dello Spirito Santo; sicuramente è il giorno in cui Cristo tornerà a prenderci tutti per condurci in paradiso, il giorno della fine della storia. Ma «quel giorno» – ed è questa la vera dimensione del «Paraclito», di colui che è chiamato a starci vicino – «quel giorno» è oggi, è domani, è ieri. La grandezza del non essere lasciati orfani da Gesù sta nel fatto che la sua presenza è quotidiana. Lo Spirito non è qualcuno chiamato come un avvocato quando abbiamo da difendere un nostro diritto, non è un consolatore chiamato a darci una salutare pacca sulla spalla quando siamo tristi per qualche motivo. Lo Spirito è «lo Spirito della verità» – ricordate che Gesù ha detto di sé: «Io sono la via, la verità e la vita» – è Dio sempre presente in mezzo a noi. Che «quel giorno» sia ogni giorno della storia umana lo conferma il legame strettissimo che Gesù istituisce tra l’amore e i comandamenti, tra l’amore per lui e l’osservanza dei suoi comandamenti.

Sembra quasi di capire che Gesù vuole esserci vicino con il suo Spirito Santo, ogni giorno, affinché noi possiamo essere fedeli nell’osservanza dei suoi comandamenti e quindi nell’amore. Lo Spirito ci guida in questo cammino, ci aiuta a non credere che l’amore sia raggiungibile eliminando la via dei comandamenti. È esattamente il contrario: ogni vero amore domanda l’obbedienza. L’amore e le regole sono compagni di viaggio. Come dicevo nella domenica del Buon Pastore, il recinto delle pecore è la garanzia della loro libertà. Che amare sia obbedire – ve lo ricordo spesso – è la cosa più normale nella trama della vita di tutti i giorni: è così per gli sposi, è così tra genitori e figli, è così per me che sono prete e parroco. La vera libertà sta nell’obbedirsi reciprocamente dentro una trama di amore. Questo ci ricorda ogni giorno quello «Spirito della verità», che ci è stato messo accanto per non sentirci orfani…

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