Santa Famiglia. La fede di Gesù, Maria e Giuseppe…

Il racconto che l’evangelista Luca ci propone oggi riguarda un momento particolare della vita di Gesù. Dodicenne, forse per la prima volta partecipa al pellegrinaggio a Gerusalemme che ogni pio ebreo era tenuto a fare a Pasqua (e poi in altre due occasioni ogni anno). Va nella città santa insieme a Maria e Giuseppe, i quali evidentemente lo lasciano libero di percorrere il viaggio insieme ai suoi coetanei. Gesù decide di restare a Gerusalemme. I genitori se ne accorgeranno solo la sera del primo giorno di viaggio, e così occorrerà un secondo giorno per ritornare indietro, ed al terzo giorno ritroveranno il loro figlio «nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava». È chiaro il riferimento ai tre giorni che, nell’ultima Pasqua di Gesù, intercorrono tra l’evento della Croce e l’annuncio della Risurrezione. Il Natale così si unisce alla Pasqua, la redenzione s’innesta sull’incarnazione.

Possiamo cogliere da questo episodio e dal racconto che Luca ce ne fa alcuni insegnamenti importanti per noi, in questo Anno della Fede. Intanto, la fede domanda un’obbedienza ad alcune consuetudini rituali che potrebbero apparire esteriori e che invece hanno un significato profondo: la famiglia di Gesù obbedisce alla prescrizione del pellegrinaggio a Gerusalemme e si mette in viaggio, condividendo il cammino di tutto un popolo. Talvolta, questa fede basata sulla semplice fedeltà ad un precetto basterebbe a farci venire qui in chiesa tutte le domeniche per celebrare l’Eucaristia. È una motivazione fanciullesca che non vale più quando si diventa grandicelli e si invoca la propria libertà? Affatto, certe regole aiutano ad andare oltre la pigrizia o l’altalenante signoria delle emozioni. Anche il precetto è al servizio della fede. E talvolta avvenimenti rituali vissuti un po’ controvoglia possono diventare vere e inaspettate occasioni di crescita, se, andandoci comunque, si lascia acceso il tasto dell’ascolto e si impegna la propria intelligenza.

Il racconto dell’evangelista, poi, ci mette di fronte, già nel Gesù dodicenne, alla grande fede che caratterizza la figura di Cristo, modello ineguagliabile ma imitabile della nostra fede. Lungi dall’essere irriguardosa, la risposta di Gesù all’angoscia ed al rimprovero della madre manifesta la sua dedizione esclusiva alla volontà del Padre celeste: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Tutta la vita del Figlio di Dio è segnata da questo «fare la volontà del Padre» sino all’ultimo, sino al dono estremo della vita stessa. Anche Maria e Giuseppe debbono entrare in questa superiore esigenza che Gesù manifesta sin da quando è dodicenne (cioè alla vigilia di quell’età – i tredici anni – che erano considerati come la soglia dell’età adulta). Ci sarebbe da fare una riflessione sull’autorità vera che due genitori cristiani possono e devono esercitare sui figli che Dio ha loro affidato: non è assoluta, e non deve mai dimenticare questo riferimento alla volontà di Dio, di cui essi hanno accettato di essere responsabilmente dei semplici mediatori. Un padre ed una madre crescono i propri figli per metterli in condizione di fare la volontà di Dio, e così comportandosi, anch’essi fanno la volontà di Dio. Ho la sensazione che nelle famiglie cristiane questa consapevolezza di un compito prezioso sia finita in secondo piano rispetto ad altre pur legittime preoccupazioni sul futuro dei figli. Gesù a Nazaret «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini». Crescono così anche i nostri ragazzi nelle nostre case?

Un’ultima notazione che riguarda la fede è paradossalmente un segnale che sembrerebbe indicarne l’assenza. Si dice che Maria e Giuseppe «non compresero ciò che (Gesù) aveva detto loro». Non compresero, eppure Maria «custodiva tutte queste cose nel suo cuore». La fede è sempre in cammino e bisogna saper accettare che la comprensione della volontà di Dio maturi in un tempo e secondo modalità che ci sono talvolta sconosciute o che non corrispondono ai nostri desideri. Ciò che conta è depositare fatti e parole, incontri ed eventi, rivelazioni ed intuizioni dentro il proprio cuore, con una grande e fiduciosa disponibilità ad imparare. Sappiamo poco della Santa Famiglia in cui Gesù crebbe, ma possiamo star certi che questa fede, lì nella casa di Nazaret, non mancava.

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