Ventiquattresima Domenica del tempo ordinario. Seguire è l’opera della fede…

La fede e le opere. L’apostolo Giacomo ha toccato un tasto delicato della vita. Un tema che viene a galla spesso, magari anche sotto altri nomi. Ad esempio, la teoria e la pratica. Quando chiedi di ottenere la patente di guida della macchina, prima ti costringono a frequentare un corso di teoria ove ascolti tante cose utili, e solo in un secondo momento ti mettono su una macchina e ti fanno provare a guidarla… in pratica. Vi sono alcuni che, commettendo un abuso, si sono già messi alla guida di una macchina e la sanno già pilotare, eppure, se vogliono la patente, devono passare attraverso un esame di teoria. Altri, magari, la teoria la conoscono bene, ma quando la macchina devono guidarla, prendono paura, si emozionano e non riescono a superare l’esame di pratica. Ecco, la teoria e la pratica. Ma si potrebbe fare un altro esempio: vi sono fedi non religiose ma sportive, per una squadra di calcio, e alcuni sono tifosi sfegatati, eppure magari a calcio non sanno giocare e non hanno mai messo piede allo stadio e le partite le guardano alla televisione comodamente seduti in poltrona. Vi sono anche tifosi all’acqua di rosa, per i quali la fede sportiva resta una passione puramente teorica, mai praticata, e che le partite non le guardano neanche in tv. Nella vita quotidiana, poi, capita di incontrare persone di cui non sai capire bene la fede religiosa, la filosofia di vita, le credenze, le passioni, perché sono persone amorfe che non mostrano all’esterno ciò che le muove all’interno. L’apostolo Giacomo è convinto che, per quanto riguarda la fede in Gesù Cristo, non è possibile essere amorfi, non è possibile credere senza agire in un certo modo che sia conseguente a ciò che si crede. La fede senza le opere della fede è morta, non salva. Il problema che assilla Giacomo è proprio questo: la salvezza. Come posso essere salvato? La risposta è univoca: attraverso la fede in Gesù Cristo. Già, ma questa fede è veramente salvifica solo se è operosa, solo se si visibilizza al punto di essere mostrata. Bisogna intendere bene quello che vuole dirci l’apostolo Giacomo nella sua lettera: egli non vuole invitare ad un atteggiamento di pura esteriorità, ad un farsi vedere, vanitoso e vano. La fede è qualcosa che effettivamente sta dentro l’uomo e lì deve essere autentica, eppure Gesù Cristo non può essere creduto senza che la fede in lui diventi una pratica di vita. In questo Giacomo è perfettamente d’accordo con quanto annuncia anche Matteo nel suo vangelo, quando presenta quell’affresco del giudizio universale in cui gli uomini sono valutati da Dio a partire non dalla professione teorica della loro fede, ma dalla carità in cui hanno saputo concretamente incarnarla. La fede cristiana è un tutt’uno con le sue opere, è una dottrina solo in quanto essa plasma la vita. Altrimenti la fede non salva, la fede è morta.

Guardiamo Pietro, nel suo dialogo con Gesù nella pagina evangelica odierna. Egli risponde alla domanda di Gesù in modo perfetto: «Tu sei il Cristo», cioè sei il Messia atteso, l’inviato di Dio, non un semplice profeta o un grande uomo. Eppure la sua risposta è ancora teorica, ed ha bisogno di essere verificata nella vita. Come? La risposta sta nelle parole che Gesù dice ai discepoli e alla folla: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Intanto Gesù dice che bisogna andare dietro a lui, non si può fare una bella e nitida professione di fede in modo teorico, senza spostare la propria vita al seguito di Gesù. Poi l’andare dietro a Gesù comporta un rinnegamento di se stessi e questo costituisce di fatto la vera croce del discepolo. Rinnegare se stessi non è affatto un misconoscimento della propria identità e delle proprie qualità: significa molto concretamente metterle al servizio di colui che si segue per il semplice motivo che di lui ci si fida più che di se stessi e dei propri pensieri. Significa fidarsi non solo teoricamente ma mettendosi a seguire, spostando il proprio baricentro da se stessi ad un Altro a cui si va dietro. Seguire Gesù Cristo, quindi, è la vera opera della fede in lui, è l’unico modo di capire se la fede è autentica e salvifica. Anche Pietro, che pure ha dato teoricamente la risposta esatta, deve andare dietro a Gesù, mettersi a pensare secondo Dio e non continuare a coltivare il proprio progetto.

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