Quinta Domenica del tempo ordinario. La preghiera di Gesù e la nostra

Le parole di Giobbe ricopiano almeno un poco il nostro stato d’animo di fronte alla fatica ed alla fragilità della vita. Hanno un pregio particolare, quello di essere comunque rivolte a Dio, come a dire che egli non ha perso la sua fiducia in Lui, con Lui si lamenta ed a Lui chiede di essere ricordato. Questo atteggiamento umano, che può assumere forme molto diverse, lo chiamiamo «preghiera». La pagina evangelica, che ci mostra il seguito della giornata vissuta da Gesù a Cafarnao e iniziata con la guarigione dell’uomo posseduto da uno spirito impuro, pone al centro proprio la preghiera di Gesù: «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava». Come avrà pregato Gesù in quella solitudine del mattino? Possiamo immaginare che abbia usato le parole dei salmi, che così bene riescono ad esprimere le differenti tonalità dell’animo umano, dai colori caldi della gioia e dell’amore alle sfumature più cupe della tristezza e del dolore. L’evangelista Marco lascia intendere che dopo una giornata così intensa – si dice che «tutta la città era riunita davanti alla porta» della casa in cui Gesù era ospitato, la casa di Simone – egli si riposò e si alzò presto ritirandosi nella preghiera. Una costante, non certo una eccezione. Tutti lo cercano, e si può anche immaginare perché, ma Gesù non si lascia definire ed ingabbiare da questa ricerca e pone la preghiera come gesto che lo lega intimamente a Dio. Possiamo domandarci quale posto abbia la preghiera nel tessuto della nostra giornata. Certo, il modo di vivere è assai diverso rispetto al tempo di Gesù: noi siamo ancora in piedi quando è notte fonda e magari dormiamo ancora quando la luce del giorno ha già cominciato a brillare. Il problema non è, però, quando preghiamo, ma se preghiamo. Ogni ritmo – quello del lavoro, della scuola o della casalinga – può fare spazio alla preghiera, se lo vogliamo. Ma lo vogliamo? Non abbiamo preso a considerare la preghiera come un’attività festiva, quasi un lusso per quando si ha tempo libero da dedicarle? Oppure abbiamo cominciato anche noi a credere che pregare è tempo perso ed il tempo è meglio utilizzarlo nella concretezza del fare? Che ne è, poi, della preghiera comune, tra marito e moglie, e della preghiera in famiglia? Giobbe ci insegna a trasformare anche la stanchezza in preghiera, mentre noi usiamo la stanchezza come una scusa per non pregare: ho fatto questo e quest’altro, dovrei fare ancora altre cose, ma sono stanco e così quel tempo della preghiera personale o comune scivola via tra gli sbadigli sul cuscino. Il venir meno del tempo della preghiera nel tessuto delle nostre giornate risponde ad un cambiamento di mentalità che piano piano si è insinuato anche nel cuore dei cristiani. La vita scorre frenetica in mezzo alle cose che dobbiamo fare per forza ogni giorno, e a Dio resta, quando va bene, lo sfondo, un orizzonte sfuocato che gradatamente diventa… fondo. Abbiamo perso la certezza che la vita dipenda da Lui e abbiamo cominciato a credere che dipende da noi, dal mio fare, dal mio gesticolare, dal mio affaccendarmi. Quando riusciamo a trovare un momento per noi, beh quel momento è proprio per me, per il mio svago, il mio divertimento, la mia autorealizzazione. Ecco, la preghiera è vista come un lusso, un di più, un fare di cui si può anche fare a meno. Finisce relegata nella domenica, a Messa, e anche allora magari è in coabitazione con tutti i pensieri e le preoccupazioni della settimana. Come fare per invertire la rotta? Io credo che non sia questione di piccoli correttivi, ma di un cambiamento di mentalità, di una conversione ad uno stile di vita diverso. È necessario che ci rendiamo conto che la vita dipende da Dio, non per diventare pigri e fatalisti e attendersi tutto da Lui, ma per ricondurre a Lui tutto quello che facciamo e per chiedere a Lui la luce necessaria ad illuminare le scelte che dobbiamo compiere. Credo che sia necessario – per come sono fatte le nostre giornate – stabilire una regola temporale per la preghiera e cercare di esserle fedeli ad ogni costo. Che cosa devo dire quando prego? Ci sono certo le preghiere e i salmi. Ma si può cominciare con il silenzio e lasciare che si riempia di pensieri e ricondurli a Dio. Gesù, in quelle mattine presto, forse pregava proprio così.

 

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