Corsivo. Nevica, dovremmo saperci fermare…

Veste invernale per Ponzate

È arrivata la neve. Bianca e abbondante. Veramente democratica, perché capace di scendere su ogni terreno con la stessa soave dolcezza. Puntuali arrivano anche le polemiche e le lamentele contro le inadempienze di chi dovrebbe, invece, quella neve toglierla dalle strade prima ancora che vi cada. Ho sempre considerato tutto ciò innaturale ed esagerato. Anzi, fuori luogo proprio perché… contro natura.

Mi spiego. Siamo in un mondo in cui la parola più usata è proprio “naturale”. Si seguono e si pubblicizzano pratiche che esaltano il rapporto con quanto è “biologico” e “naturale”. Sembra che questi aggettivi siano la quintessenza del benessere, la garanzia per una migliore qualità della vita. Qualcosa in questa mania per il “naturale” è sicuramente discutibile. Lo zampino dell’affarismo, poi, non manca e c’è chi sul “biologico” ha costruito la sua fortuna economica. Ma questo riferimento alla natura non può essere considerato negativo. Vivere in simbiosi con il ritmo della natura, pur riconoscendo il ruolo di custode e regolatore, è quanto compete all’uomo ed è quanto lo distingue dagli animali, che, a differenza degli umani, non sanno affatto oggettivare l’ambiente in cui vivono e ne fanno parte in modo inconsapevole.

Ora, le condizioni meteorologiche fanno parte della natura. Non sto a discutere qui se sia vero che oggi piove o nevica di più o di meno per colpa dei danni che l’uomo ha provocato all’ambiente interagendo scorrettamente con esso. Ma è certo che, quando nevica, la realtà ambientale in cui sto muta. È un dato di fatto “naturale” che sono chiamato a conoscere e soprattutto a riconoscere. Se ogni mattina sono abituato a prendere la macchina ad un’ora determinata e a percorrere un itinerario verso il luogo di lavoro che ha una durata definita, ebbene quell’itinerario e quella durata non possono essere identici in presenza di un fattore “naturale” come la neve caduta copiosa per tutta la notte. Se mi lamento eccessivamente dello stato delle strade, vuol dire che non so accettare un evento “naturale” con la “naturalezza” che invece ci vorrebbe. Vuol dire che tutto il mio riempirmi la bocca con ciò che è “naturale” va a farsi benedire di fronte al candore “naturale” del manto bianco, che io voglio subito rimosso “innaturalmente” dal nastro d’asfalto che deve essere veloce e scorrevole (si fa per dire!) come negli altri giorni, quando la neve non c’è…

Ma ci accorgiamo di quanto siamo arroganti in questa nostra pretesa? Di quanto siamo maldisposti di fronte alla realtà? Di come ci crediamo “padreterni” inguaribili, capaci di esaltare la natura quando ci fa comodo e ugualmente capaci di denigrarla come fattore limitante la nostra libertà quando essa decide di regolare i nostri ritmi? Perché non accettiamo che una nevicata – che poi capita una o due volte all’anno, suvvia – possa cambiare la nostra agenda per qualche ora? Perché questa supponenza a non voler rinunciare a quanto stabilito dall’orologio “innaturale” della nostra intraprendenza?

Lo so che c’è un po’ di filosofia in quanto vado scrivendo. Mi aspetto le critiche velenose o i sorrisetti dei soliti vip (very important men, ma anche women, perché anche le donne non scherzano in fatto di attivismo e intraprendenza), quelli che mandano avanti il mondo e che non possono mica fermarsi per una nevicata. Li capisco, nel loro cipiglio di arrivare ovunque, sempre, inarrestabili…

Ma io non mi schiodo dalla mia intuizione “naturale”. La neve, in fondo, è un messaggio ancestrale che intima al nostro mondo vorticoso di fermarsi un attimo, di accettare che anche le strade siano bianche e non solo i prati, che le scuole siano chiuse inaspettatamente per un giorno con grande gioia dei bambini, che gli ingorghi quotidiani agli incroci siano sospesi così che la “croce rossa” o il camion dei pompieri o la gazzella della Polizia – che devono essere sempre pronti a muoversi, certo – possano trovare le strade libere, perché la neve ha convinto tutti a stare a casa. Un sogno? No, sarebbe davvero “naturale” che avvenisse così! Invece…

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