Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.

Considerata la fatica che facciamo a parlare dello Spirito Santo, credo sia bene servirsi dei richiami preziosi che sono come nascosti dentro la pagina evangelica che abbiamo ascoltato.
Lo Spirito Santo è irraggiungibile, ed è meglio, così non possiamo rinchiuderlo nelle nostre gabbie con cui crediamo di ridurre Dio al nostro ovvio. Ecco, già una cosa la impariamo: c’è lo Spirito – ne facciamo esperienza, non è un fantasmino – tutte le volte che la vita ci conduce fuori da questo recinto dell’ovvio e ci mette di fronte all’inaspettato della sorpresa di Dio.
Un primo richiamo è al gesto creatore dell’uomo, al soffio vitale che costituisce nel profondo la nostra umanità: «Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». Il libro della Genesi usa una parola che c’è solo qui in tutta la Bibbia, neshamah. C’è qualcosa che è di Dio e che c’è anche nell’uomo, il suo respiro. Abbiamo smarrito il legame con la creazione. Ebbene, lo Spirito sta al principio, è l’alito di vita che continua ad abitarla, e senza lo Spirito le nostre azioni sarebbero come la polvere del suolo.
Un secondo richiamo è al momento in cui Gesù muore in croce. Giovanni non si limita a dire che morì, usa invece un’espressione che amplia il significato di quel morire: «Gesù disse: “È compiuto!”, E, chinato il capo, consegnò lo Spirito». Il dono dello Spirito che il Risorto fa ai discepoli nel Cenacolo con il suo soffio è come anticipato sulla croce con il suo ultimo respiro. Il compimento che Gesù morente annuncia è il compimento della creazione, e rappresenta la conferma definitiva dell’alito di vita del principio.
Questo vuol dire che, come le nostre azioni sono rese possibili dallo Spirito, così anche i nostri fallimenti, le lentezze, le fragilità sono abitate dallo Spirito. Egli è sorprendente sia nel creare scenari nuovi per noi impensabili che nel saper generare germogli anche dalla polvere della sconfitta. Noi, oggi, solennità di Pentecoste, nella pienezza della Pasqua, facciamo festa per questa Presenza misteriosa che circola nell’amore del Padre e del Figlio, e che penetra di luce il nostro pensare e il nostro agire. Lo Spirito Santo ci fa sentire amati e custoditi dentro la storia.
L’ anticipo di Giovanni: subito, nella Pasqua, il dono dello spirito. Il rinnovi di un dono ricevuto – in principio – in quanto creature.
Un dono continuamente rinnovato, una presenza costante: basta esserne consapevoli.
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