QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A
Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.
Puoi anche solo ascoltare:

Mi capita di parlare della risurrezione e mi accorgo che nel profondo dell’uomo di oggi gode di uno spazio più ampio di quello che traspare. Ecco, Lazzaro giunge a scompigliare le poche certezze che circolano tra i coraggiosi che magari non credono nella risurrezione ma che nascostamente ci sperano.
Cerchiamo di mettere in ordine i desideri con i pensieri e soprattutto con la realtà. È necessario affiancare su un foglio due colonne: una per la risurrezione di Lazzaro (di cui ci parla il capitolo 11 del vangelo di Giovanni) e un’altra per la risurrezione di Gesù. Sulla prima riga mettiamo il dato di partenza: «morto», e lo scriviamo sia sulla colonna di Lazzaro che su quella di Gesù. Poi c’è un’altra parola che s’addice ad entrambi: «sepolto». Nel modo di dire comune, spesso si usa l’espressione «morto e sepolto» per indicare una certezza di fine-vita.
Oggi, poi, la scienza ha reso più sicuri i criteri che definiscono lo stato di morte irreversibile. I cosiddetti «tre giorni» che dovevano passare dalla morte erano il criterio che valeva al tempo di Gesù. Possiamo scrivere anche la parola «risorto» sulle due colonne, quella di Lazzaro e quella di Gesù? Il nodo della questione sta proprio qui, perché qui cominciano le differenze.
Per Lazzaro possiamo parlare di «risurrezione»? Sì, nel senso che è tornato in vita, è ritornato alla vita di qualche giorno prima, e lo ha fatto davanti ad un pubblico di testimoni. Qualcuno propone di usare «rianimazione», ma la parola rischia di annacquare la cruda realtà di una morte che non fu certo avvertita come una finzione. Lazzaro morì davvero, anzi sulla sua colonna dovremo scrivere una seconda volta «morto» e «sepolto», per poi magari scrivere «risorto».
Ora, quel «risorto» lo lasciamo scritto solo sulla colonna di Gesù, perché la sua risurrezione non è stata un ritornare indietro alla vita di prima, ma un andare avanti, per primo, dentro il mistero della vita di Dio. Mistero che – ricordiamolo – non è da intendersi come buio impenetrabile, ma come eccedenza di luce. Gli evangelisti furono confusi da Gesù risorto, incapaci di descrivere un evento che va oltre le misure dello spazio e del tempo.