«Subito», la grammatica dell’amore

Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.

Puoi anche solo ascoltare (l’audio parte dopo 20 secondi):

Arcobaleno in Val Gardena (Foto AC)

Quando ascolto questo racconto il mio sguardo va a cercare Zebedeo. Deve essere proprio lì, a guardare i suoi due figli, Giacomo e Giovanni, che si allontanano, come stregati dalle parole di quel Gesù passato come un lampo lungo il mare.

Lui, Zebedeo, è senza parole. Barche vuote, reti abbandonate, famiglie lasciate senza il sostentamento della pesca. Tutto avvenuto «subito». La risposta non sta in un verbo, che misura un’azione nel tempo. La risposta sta in un avverbio, che misura il tempo in una azione. E quanto misura l’avverbio «subito»? È un eterno «adesso» che fa esistere solo il passato? No, affatto, è un «ora» che dà inizio al futuro.

Questo per Gesù con Giacomo e Giovanni e Andrea e Simone chiamato Pietro. E Zebedeo? È lasciato lì insieme alla barca. Pensa: “Se fosse una reazione affrettata, una scelta impulsiva e imprudente? Non potevano i quattro pescatori prendersi una pausa di riflessione prima di lasciare tutto?”. A voler dar retta oltre che a Matteo anche all’evangelista Giovanni, quella pausa c’era già stata: Andrea e Giovanni stesso alle quattro di un pomeriggio avevano già dimorato con Gesù e Andrea aveva coinvolto anche suo fratello Simone. Ma poi forse la paura di sbagliare, il rischio di farsi coinvolgere troppo, i dubbi circa il futuro avevano avuto il sopravvento.

Si fa così normalmente: si sta a vedere. Ma a Gesù quei quattro pescatori stavano veramente a cuore. E allora Lui ripassa, li pesca proprio mentre sono intenti a pescare. «Venite dietro a me», dice, indicando una nuova direzione, facendo come balenare una vita affascinante, una promessa di futuro che toglie il respiro al presente. Non c’è che il «subito» per rispondere a questa chiamata.

Per spiegarlo non so trovare altra esperienza tra gli stati d’animo umani che non sia l’innamorarsi: basta un attimo e dentro di te c’è ormai spazio per un solo volto, una sola voce, anche se tu sei ancora quello di prima e non sai molto di quella persona che ti ha gettato addosso il suo fascino. C’è solo un avverbio che soddisfa l’innamorato, ed è «subito», ma non è un avverbio di tempo, è un avverbio di persona, che sta solo nella grammatica dell’amore.

2 thoughts on “«Subito», la grammatica dell’amore

    • Scrive Don Agostino: “C’è solo un avverbio che soddisfa l’innamorato, ed è «subito», ma non è un avverbio di tempo, è un avverbio di persona, che sta solo nella grammatica dell’amore.” Il difficile viene dopo… Non è che “subito” debba essere accompagnato da un altro avverbio di persona: “sempre”? Tino

    • Sempre è l’altro avverbio di persona che vale per l’amore, però, è non per l”innamorarsi. Ci si innamora subito. Poi, quando si capisce che c’è lo spazio per l’amore, allora è per sempre.

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