Discepoli di un incendiario

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Tramonto sul Sella dal Larciunei di Selva Gardena © Foto AC

Siamo di fronte a una di quelle pagine evangeliche che mandano in tilt il nostro buon senso: questo Gesù incendiario che è venuto a gettare fuoco sulla terra è il contrario di quel Gesù pompiere che getta acqua sul fuoco, che evidentemente abbiamo inventato noi.

Noi vorremmo che la fede accomodasse tutti i problemi e appianasse tutte le contraddizioni del mondo e della nostra vita. Altrimenti a che serve la religione, se è fonte di divisione (e di guerre!) invece che di unità? A che serve essere cristiani se la nostra vita è identica nella buona e nella cattiva sorte a quella di tutti gli altri uomini? Anzi, l’essere cristiani non dà risposte sicure e semina magari anche qualche dubbio… Ecco, quando uno manifesta i suoi dubbi, gli diciamo che non ha fede.

Invece è proprio lui che ha fede, mentre noi le domande le abbiamo spente da tempo in una pace, che è proprio quella pace che Gesù non è venuto a portare. Ma qual è dunque questo fuoco che Gesù è venuto a gettare sulla terra? Gesù parla anche di un battesimo in cui deve essere battezzato. Certo, il fuoco è la sua passione, il dono della sua vita sulla croce. Il fuoco è la logica con cui Gesù ha vissuto. Ma vi è nelle parole di Gesù un preciso riferimento ai rapporti familiari: la logica di Gesù rischia di separare e dividere dentro la famiglia.

E Gesù stesso ha provato lui per primo ciò che dice nella sua famiglia. È l’episodio dei parenti di Gesù che vanno a cercarlo a Cafarnao: madre, fratelli e sorelle credono di avere una via preferenziale, ma Gesù dice che ormai possono incontrarlo solo come discepoli e, in quanto tale, devono anch’essi seguirlo. Il fuoco a noi fa pensare immediatamente alla distruzione. Invece è il fuoco che arde, che illumina e che riscalda, e lo fa non eccezionalmente ma nel quotidiano.

Un fuoco che arde: dovremmo come cristiani saper dire parole che accendono l’entusiasmo e che regalano un orizzonte di speranza. Un fuoco che illumina: dovremmo saper dare testimonianze capaci di tracciare un cammino. Un fuoco che riscalda: dovremmo saper consolare e confortare dando prova di umanità e non di giudizio.

2 thoughts on “Discepoli di un incendiario

  1. Il fuoco scalda e illumina ma fa anche paura: si temono incendi e, se brilla negli occhi o nelle parole di un ” discepolo” o di un visionario viene scambiato per pericolosa follia. Lo ha sperimentato Gesù, lo sanno bene tanti artisti.
    Anche l’essere cristiani non rassicura: non tutti seguono Gesù, facilmente si crea Dio a nostra immagine e somiglianza. Ed è difficile trovarsi d’accordo.

  2. Pare proprio che il battesimo di Gesù (e il nostro) sia più immersione nel fuoco che non nell’ acqua. Divide le famiglie, ma nello stesso tempo ne costruisce altre sorte dalla familiarità con Gesù. Ma la pace c’è: è un dono non una nostra conquista, è l’accettazione di una logica illogica rappresentata dalla vita stessa di Gesù. Tino

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