Perdono da ricevere e da concedere

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Dal pianoro dello Steviola, la vista sul Sella (Foto AC)

Nella scena drammatica che ci è stata rappresentata mancano due cose. Intanto, non c’è un processo: la donna è stata sorpresa in flagrante adulterio e condotta nel tempio per essere lapidata.

Per scribi e farisei il caso è già chiuso, ma vogliono usare quella donna per tendere un tranello a Gesù, il quale, però, sfugge alla loro macchinazione e di fatto annulla la lapidazione. La vicenda diventa a due, tra Gesù e la donna. Con un nostro linguaggio diremmo che il caso si è trasferito dal tribunale al confessionale, e, anche a questo livello, manca una cosa importante: non c’è traccia del pentimento della donna, che viene perdonata – assolta – senza che manifesti alcun pentimento.

Questo racconto, in effetti, dovette creare non poche difficoltà alla Chiesa dei primi secoli che si stava istituzionalizzando e che considerava l’adulterio come uno dei tre peccati gravi in cui era necessaria una penitenza pubblica. Tanto è vero che questo brano non compare nei principali manoscritti greci del Nuovo Testamento e viene accolto nel canone in Occidente solo nel IV secolo. In effetti un Gesù così accogliente poteva scandalizzare la comunità cristiana. E magari dà un po’ fastidio anche a noi, perché concedere un perdono così ci sembra ingiusto, e, anche qualora ci convincessimo che è giusto, è comunque difficile.

Ma proviamo a guardare la cosa da terra, con gli occhi di Mikal (è il nome che ho dato a questa donna in un mio libro sulla misericordia, un nome che richiama Mikael «chi è come Dio?»). Non è forse bello ricevere un perdono come quello che Gesù ha dato a Mikal? Ci sentiremmo rigenerati, rimessi in piedi, nuovamente capaci di camminare, forse anche ben disposti a compiere noi un’azione difficile, che è concedere un perdono così.

Ecco perché questa pagina evangelica – considerata scomoda dalla Chiesa delle origini – ci viene proposta al termine dell’itinerario quaresimale come un riassunto di tutto il vangelo. Per terra, in quella donna, c’è la nostra fragile umanità. Non la si rialza certo a colpi di pietre. Gesù l’ha risollevata, e per farlo si è chinato fino a terra ed ha scritto sulla pietra il suo perdono.

3 thoughts on “Perdono da ricevere e da concedere

  1. Scrive Don Agostino: “Per terra, in quella donna, c’è la nostra fragile umanità. Non la si rialza certo a colpi di pietre. Gesù l’ha risollevata, e per farlo si è chinato fino a terra ed ha scritto sulla pietra il suo perdono”. Per comprendere bene questa profonda intuizione, consiglio la lettura del libro “La notte in cui nacque Misericordia. Incroci di donne” 2015 di Don Agostino, dove il tutto è visto da terra con gli occhi della donna (chiamata Mikal). Tino

  2. Mi hanno trascinato al tempio; uomini rabbiosi, mi pressavano come in una gabbia crudele.
    Attendevo la conferma della condanna…
    Poi Lui ha alzato lo sguardo: chi è senza peccato…
    In punta di dita ha tracciato per terra la mappa della mia vita nuova e futura.
    Si è spezzato il cerchio dell’ accusa e della paura.
    Vai, ha detto; camminavo incerta uscendo dal tempio; correvo infine, ridiventata bambina: la veste nel sole come una vela.

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