Non c’è solo l’economia delle monete!

Verso il Passo Rolle (Foto AC)

Gesù davvero non ha soggezione di nessuno. Sono ipocriti farisei ed erodiani, che vanno da lui solamente per coglierlo in fallo. Si crea quella strana alleanza fra nemici che serve a colpire meglio un nemico comune, non con la spada in campo aperto, ma maliziosamente con il fioretto.

È una tattica antica in uso anche ai nostri giorni e oggi le armi per ferire sono più sofisticate e le alleanze più spregiudicate. Quando un dialogo comincia mellifluamente con: «Sappiamo che sei bravo e che dici sempre quello che pensi», c’è da temere che stia entrando in scena l’ipocrisia con i suoi nascosti propositi di diffamazione e violenza. Gesù è pacato e non si lascia fregare. La questione è delicata e riguarda due cose sacre, il patriottismo e il danaro. La domanda suona così: si deve accettare la dominazione straniera e bisogna quindi pagare le tasse agli occupanti romani? In qualunque modo avesse risposto, Gesù si sarebbe creato un nemico.

Lo stratagemma della moneta del tributo con impressa la faccia dell’imperatore e la famosa frase: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», è stata interpretata come un pronunciamento di diritto a favore della separazione dei poteri dello Stato e della Chiesa. Nulla di più lontano dall’intenzione di Gesù. Il ricorso alla moneta con l’immagine di Cesare è solo l’occasione per far riflettere su un’altra immagine che è come impressa dentro ciascun uomo. Qualunque impero conia monete per controllare le vendite e gli acquisti, ma il suo potere è limitato a questo flusso, da cui c’è il rischio che sia esclusa una fetta considerevole dell’umanità, che non ha nulla da vendere e non può comprare nulla.

Gesù ha di mira un quadro più universale, entro il quale erodiani e farisei non solo non sono nemici ma sono fratelli. Nella penna dell’evangelista è come se fosse rimasta una parte del dialogo: «Mostratemi ora voi stessi… di chi siete immagine? … Donate a Dio ciò che egli vi ha donato!». Qui c’è in gioco un’altra economia che non è quella delle monete. C’è in gioco la vita con la sua dose di libertà e fraternità.    

2 thoughts on “Non c’è solo l’economia delle monete!

  1. Si procede nella vita e si comprende che persino ciò che di bello facciamo, “produciamo” è in realtà un dono ricevuto. Del nostro coraggio, della nostra fantasia, della nostra capacità di scrivere, pensare, metterci in relazione dobbiamo dire grazie. Se crediamo di non aver ricevuto doni è perché non li abbiamo saputi vedere e attivare. Doni messi nel cassetto.

  2. NON C’E’ SOLO L’ECONOMIA DELLE MONETE! Don Agostino chiarisce, con lucidità, che il ricorso di Gesù all’esempio della moneta non significa, come a volte (in modo semplicistico) spiegato, un pronunciamento sulla separazione dei poteri dello Stato e della Chiesa. Donare a Dio ciò che egli ci ha donato mette in gioco tutta la nostra vita. La vita cristiana non si fonda sull’economia delle monete, che porta inevitabilmente al litigio se non addirittura alla guerra. Nell’economia cristiana “c’è in gioco la vita con la sua dose di libertà e fraternità.”

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