Pigiama o abito nuziale?

Tardo pomeriggio autunnale tra il Sella e il Pordoi (Foto AC)

Presi «ai crocicchi delle strade» e trasformati in «commensali» delle nozze del figlio del re. In questa immagine c’è la descrizione di ciò che noi siamo, «cattivi e buoni» trovati lungo la strada e condotti nella sala delle nozze.

«Tutti», dice la parabola. Esatto. Il cristianesimo è per tutti. Perché allora siamo in pochi? La parabola risponde curiosamente anche a questa domanda con quella sua strana appendice, che riguarda uno solo degli invitati, ma che si intuisce interessare un numero certamente più ampio, se al termine viene proposta proprio la contrapposizione tra i molti chiamati e i pochi eletti. È necessario decifrare il simbolo dell’abito nuziale. Sgombriamo subito il campo da una interpretazione del senso comune (contenuta, ad esempio, nel proverbio «l’abito non fa il monaco»), che considera l’abito come un puro rivestimento esteriore che non cambia la sostanza.

Qui, l’abito indica proprio la sostanza vera dell’appartenenza cristiana. L’essere discepoli del Signore Gesù è una questione talmente interiore e profonda, che si vede fuori e diventa per così dire esteriore, nel senso di visibile. Chissà perché in tanti cristiani – noi compresi, sia chiaro – ci ostiniamo a credere che si possa esserlo con i nostri quattro cenci, senza metterci nessun impegno nel confezionare e indossare l’abito adeguato. Mi capita spesso di incrociare quella visione intimistica (e minimale) del cristianesimo in affermazioni del tipo: «Dico sempre una preghiera tutte le sere prima di andare a dormire». Dentro di me penso: «Sì, d’accordo, questo è il pigiama, ma l’abito nuziale dov’è?».

Si è cristiani solo se si è consapevoli di appartenere ad un popolo, alla vita di una comunità. Nella parabola, «l’uomo che non indossava l’abito nuziale» viene allontanato perché è uno che è venuto solo perché è stato costretto, è lì per mangiare e non per condividere una festa con gli altri. Si direbbe che è lì per assolvere un precetto individuale, e quel gesto non cambia nulla della sua vita. Invece, è proprio la vita quotidiana la stoffa umile e insieme preziosa con cui è confezionato l’abito del cristiano.

One thought on “Pigiama o abito nuziale?

  1. “Pigiama o abito nuziale?” Don Agostino usa il simbolo del pigiama per indicare chi pensa che essere cristiano sia un fatto privato ed individuale; usa il simbolo dell’abito nuziale per indicare chi crede profondamente che essere cristiano sia l’appartenere ad un popolo ed alla vita della comunità. Non è questione di gusto o di moda, ma “è proprio la vita quotidiana la stoffa umile e insieme preziosa con cui è confezionato l’abito del cristiano”. Non stiamo quindi in pigiama…

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