Dentro… per capire Gesù

DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

La questione che salta subito all’occhio è quella del peccato imperdonabile, cui Gesù fa chiaro riferimento nel suo discorso con gli scribi. Il peccato contro lo Spirito Santo consiste nel far guerra a Dio, sapendo con precisione a chi si fa guerra. Non è quindi il peccato dei deboli e dei dubbiosi, ma di coloro che rifiutano volontariamente la verità conosciuta. È il voltar le spalle a Dio, sapendo chi è colui che si abbandona. È facile cadere in simile peccato? Non è facile, ma in un mondo pieno di orgoglio e di uomini duri come l’acciaio che cercano esclusivamente la propria gloria, non è nemmeno impossibile.

E perché questo peccato è imperdonabile? Semplice, perché non si può perdonare a chi non chiede perdono. E colui che abbandona consapevolmente Dio è lontanissimo dalla prospettiva di domandargli perdono. In realtà, non c’è peccato che non sia perdonabile, salvo quello che non si vuole riconoscere come tale e che non si confessa. Nel momento in cui ci riconosciamo peccatori, siamo già certi di essere perdonati.

Ma nella pagina evangelica c’è un’altra questione importante, ed è il rapporto con Gesù. Come deve essere questo rapporto, affinché io possa capire chi è Gesù ed essere veramente suo discepolo? Si direbbe che l’evangelista Marco gioca con due parole, di cui una è ripetuta due volte e l’altra è come sottintesa sin dall’inizio. Diciamo subito che i parenti di Gesù, compresa sua madre, non appaiono qui come figure positive. Ma questo non ci deve spaventare, perché nel vangelo di Marco gli stessi apostoli vengono presentati in una luce negativa, nel senso che sono continuamente bisognosi di conversione.

La prima parola è «fuori». I parenti di Gesù vanno a Cafarnao a cercarlo perché sono convinti che egli sia «fuori di sé». È lo stesso giudizio che rischiamo spesso di dare anche noi di Dio, quando esce dalla nostra logica, dal nostro personale concetto di ordine e di buon senso. «Ha perso la testa!», così pensiamo senza magari osare dirlo apertamente. Ci viene da correggere Dio, di rimetterlo in carreggiata, di riportarlo nei giusti confini di Dio. In realtà siamo noi che stiamo smarrendo la strada della fede. La madre di Gesù e i suoi parenti vorrebbero, dunque parlare con Gesù. Ma lo fanno «stando fuori». Gesù, invece, avvisato della loro presenza, si rifiuta di andare fuori e chiede che siano loro ad andare «dentro».

Eccola la seconda parola, quella sottintesa in questa pagina evangelica. Per capire chi è Gesù non c’è altro modo che stare seduti attorno a lui, entrare nella casa dove egli è entrato, condividere la sua vita, fare la sua volontà. «Stando fuori» non si capisce, anzi si fa strada la pretesa di poter possedere Gesù. Bisogna entrare «dentro» la casa, nella grande famiglia della Chiesa, unita attorno a Gesù.

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