Quinta Domenica del Tempo Ordinario. Sale e luce…

Le due immagini usate da Gesù per definire il compito dei credenti nel mondo sono molto efficaci. Credo di non sbagliare dicendo che sono universalmente valide per il mondo di ogni tempo. Ma certamente lo sono oggi, quando c’è tanto bisogno proprio di luce e di sale sulla terra. E Gesù sembra ripeterlo a noi: «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo». Per essere sale, dovete voi per primi dare sapore alla vostra vita, perché, se la vostra vita sarà insipida, come potrete mai salare la terra? Per essere luce, non dovete nascondere il vostro cristianesimo sotto l’opacità di falsi rispetti umani, altrimenti quale testimonianza di luce potete dare ad un mondo che ama nuotare nel mare del dubbio?

Già, talvolta si ha l’impressione che i cristiani si muovano nel mondo, come se Gesù avesse loro detto: «Voi siete il miele del mondo». Spesso i cristiani si comportano come una tisana per addormentare la storia. Non ci sono. Stanno in silenzio. Si nascondono. Il più delle volte accade, perché non sanno che cosa dire, non riescono ad argomentare il Vangelo, né con le parole, né con le azioni. I cristiani spendono così poco tempo per dare sapore alla propria vita, che, poi, fatalmente appaiono proprio come sale che ha perso il sapore. Si entusiasmano per i mille fronzoli del mondo, ma quando in gioco ci sono argomenti essenziali e vitali, i cristiani fanno scena muta, hanno paura a scendere in campo e facilmente si accodano al pensiero comune, per paura di essere additati come… cristiani. Sono come il miele, appunto, che al massimo crea disgusto per la eccessiva dolcezza, ma non dà sapore come il sale.

Certo, bisogna imparare a salare la terra, una volta che si ha il sapore del Vangelo da dare. E anche qui si possono commettere gravi errori, perché bisogna imparare a dosare il sale per non rovinare il cibo. Non è il sapore del sale che si deve sentire, è la terra che deve essere salata: son due cose diverse. È la minestra che gli uomini devono poter mangiare, non insipida, ma salata al punto giusto, perché scaricargli dentro tutto il salino la rende solo una brodaglia immangiabile. Credo proprio che, su questo versante, noi cristiani dobbiamo impegnarci di più a dare sapore pieno alla nostra vita, dedicando passione e tempo alla lettura del Vangelo, alla sua comprensione e alla sua attualizzazione nelle vicende storiche entro cui viviamo: abbiamo tempo per tutto, ma questo lavoro cristiano così importante viene sempre rimandato a quando… si ha tempo. E poi dobbiamo imparare l’arte della testimonianza, che deve essere insieme forte e discreta, capace cioè di valorizzare l’umano, esattamente come fa Gesù nel Vangelo. Non è questione di diluire, quanto di mettere coraggiosamente le gocce di sapienza cristiana dentro un mondo fragile, che ne ha bisogno, anche se le rifiuta. Talvolta questa operazione va fatta, a costo di apparire ridicoli. Solo così, infatti, si risponde positivamente all’appello di Gesù che ci vuole «luce del mondo», «città che sta sopra un monte», lampada che si accende per metterla sul candelabro, così che faccia «luce a tutti quelli che sono nella casa». Come dicevo, questo coraggio a non restare nascosti – del resto, sul candelabro non metto mica la mia luce, ma la luce di Cristo e del Vangelo – deve essere coniugato dentro una carica di umanità, che sappia renderci non arroganti detentori e propinatori della verità, ma umili ed entusiasti servitori, che sanno rischiarare i dubbi e le insicurezze della gente, prima di tutto condividendoli cordialmente. Anche noi amiamo chi ci si avvicina, non brandendo giudizi, ma dicendoci la verità mentre ci guarda negli occhi e mostra di nutrire per noi una grande misericordia. Anche noi, proprio in forza del nostro essere discepoli di Gesù Cristo, dobbiamo illuminare senza abbagliare, dare sapore senza essere stucchevoli. San Paolo ha una preziosa testimonianza da offrirci: lui, che pure era colto e sapiente, confessa ai cristiani di Corinto: «Quando venni tra voi… ritenni di non sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molta trepidazione». Ecco, ci basterebbe sapere – cioè, «avere il sapore di» – Cristo crocifisso, per essere davvero il sale della terra e la luce del mondo.

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