Diciassettesima Domenica del Tempo Ordinario. Si prega insieme il Padre…

Nel mezzo dell’estate la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla preghiera. Gesù è un uomo fortunato: uno dei suoi discepoli gli rivolge una domanda che si ode raramente. «Signore, insegnaci a pregare». Insegnami a smanettare sul computer, a giocare al pallone, a raggiungere in fretta risultati nel lavoro senza faticare troppo, a sopravvivere nella crisi economica, a trovare un equilibrio interiore… Potremmo andare avanti all’infinito, ma tra le domande non spunterebbe mai quella rivolta a Gesù. Nella mia vita di prete le dita delle due mani sono troppe per contare le volte che qualcuno mi ha chiesto: «Insegnami a pregare». Certo, forse molto dipende dal fatto che quel discepolo aveva appena visto Gesù pregare, e la cosa lo aveva affascinato. Inoltre, la domanda è posta nel modo giusto: «Insegnaci a pregare». Nasce, cioè, sul terreno di una comunità di discepoli, e non è la semplice curiosità del singolo che vuole aggiungere qualcosa al suo bagaglio di apprendimento. Pregare è opera della comunità, è dire insieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato, dirla non solo con le labbra certo, ma comprendendone lo spirito profondo, tutto racchiuso nella parola con cui si apre: «Padre». A noi sembra così normale pronunciare questa parola rivolgendola a Dio, eppure essa contrassegna una rivoluzione religiosa, perché scombussola il rapporto tra Dio e l’uomo inquadrandolo come un legame tra padre e figlio, anzi tra padre e figli, perché non dimentichiamo che mai ci rivolgiamo a Dio Padre come un figlio unico che ha una pretesa tutta per lui. La paternità di Dio esige necessariamente il senso della fratellanza, altrimenti anche una preghiera come il Padrenostro è puro esercizio della voce.

Alla luce di questa sottolineatura risulta anche più chiara un’altra espressione di Gesù, che spesso intendiamo a nostro modo, trasformando Dio in una macchinetta automatica che soddisfa la nostra personale richiesta. Dice Gesù: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Anche questa frase è al plurale, e non è affatto un invito ad accaparrarsi individualmente l’onnipotenza di Dio per ottenere quel che si vuole. Si prega insieme con queste parole, e per comprenderne appieno il senso bisogna accettare la prima parola della preghiera che Gesù insegna ai suoi discepoli: «Padre». Cioè: colui a cui sei invitato a chiedere e che ti dà è Dio ed è Padre. Il suo dare in risposta al tuo chiedere è un dare da padre. Quindi il tuo chiedere deve essere da figlio a padre. Non ha senso pensare Dio come un potente da lisciare per ottenere ciò che si vuole. Ovviamente cade subito l’immagine della macchinetta automatica, in cui tu inserisci la moneta, pigi il bottone desiderato e subito la macchinetta ti accontenta. Un padre non è una macchinetta, non è un distributore automatico di cose. Soprattutto non è automatico. Un padre ama e il suo dare è sempre ispirato all’amore, che viene prima e va oltre ogni automatismo. È l’amore a guidare il padre nel dare, ed è la fiducia nell’amore del padre a guidare il figlio nel chiedere.

L’immagine più bella per comprendere le parole di Gesù è esattamente quella di un papà che conduce per mano i suoi bambini. La preghiera è esattamente a livello del contatto tra le mani. Il chiedere è un aggrapparsi sicuri a quella mano, solo perché si sa che è la mano del papà (e non un’altra). Dove conduce? Là dove vorremmo andare? Forse sì, forse no, ma importa poco, se la mano che conduce è quella del papà.

In un certo senso Gesù ci invita a ribaltare lo schema. Non si prega, avendo deciso prima in che cosa consista la propria felicità e aspettandosi poi la sua automatica realizzazione. Ma si prega fidandosi che Dio Padre conosce la nostra felicità e ci concede di realizzarla, non automaticamente, ma attraverso il faticoso esercizio della nostra libertà e responsabilità.

Inteso così, allora il «Chiedete e vi sarà dato» del Vangelo è sempre vero. Non nel senso che ci è dato esattamente tutto quello che chiediamo. Ma nel senso che ci è donata sempre la forza per affrontare ciò che ci viene dato di vivere, anche quando è faticoso. Se insieme cerchiamo la mano del Padre, siamo sicuri di trovarla e dentro quella mano ci sarà la forza dello Spirito Santo che ci accompagna nel cammino della vita.

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