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L’episodio dei due di Emmaus mi immette sempre nell’atmosfera di una Pasqua di altura. Camminano i due escursionisti, ma sembrano non avere una meta sicura.
Avevano preso un sentiero ben segnalato, ma improvvisamente sulle rocce non compaiono più i segnavia bianco-rossi. Sparisce ogni certezza, annegata nell’ansia di essere stati lasciati soli proprio da Colui che improvvisamente cammina al loro fianco. È Gesù risorto, è Colui per cui piangono, è Colui al quale avevano dato la vita intera e che adesso ha perso lui la sua vita.
Si scatena un abbraccio? Neanche per sogno. I due non lo riconoscono. È un «estraneo». Luca cerca una spiegazione. La potremmo trovare in una famosa citazione dal Piccolo Principe: «Non si vede bene se non con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi». Dunque, è il cuore che deve vedere se gli occhi devono riconoscere. Se il cuore cerca una persona che non c’è, gli occhi non arriveranno mai a riconoscerla.
Da che cosa si capisce che l’ansia, la tristezza, l’amarezza, forse persino la rabbia hanno avuto il sopravvento? Dall’uso del verbo «sperare» coniugato al passato: «Speravamo». I due cercavano il Gesù in cui avevano sperato, il Gesù prima della Croce, colui che avrebbe dovuto con la sua potenza liberare Israele. Ebbene, prendendo a prestito le parole dell’angelo nel sepolcro vuoto: «Non è qui». Non è qui e non è da nessuna parte, perché quel Gesù non esiste. I due cercavano un uomo che era il prodotto della loro delusione, una persona la cui morte causava la loro tristezza. Non c’è, quindi non possono vederlo, non possono riconoscerlo.
È come se nel navigatore GPS («sistema di posizionamento globale») avessero inserito via e numero civico esatti, ma avessero sbagliato la città. Lo riconoscono quando Gesù cambia il loro cuore, e così anche gli occhi vedono e riconoscono. E come fa il Risorto a cambiare il loro cuore? Spiegando la sua storia, facendo ardere il cuore con la Parola, e compiendo il gesto del riconoscimento, lo spezzare il pane. Potremmo riassumere tutto nella Eucaristia, un rito e un cammino, un movimento. La Messa si celebra da Gerusalemme a Emmaus. L’Eucaristia si vive da Emmaus a Gerusalemme, e oltre.
Non si vede bene se non con il cuore…
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L’ episodio racconta molto della nostra (mia) personale esperienza: lo spezzare il pane, la parola sono il punto di convergenza della nostra vita. Da lì nasce il senso; il come, il perché.
L’Eucaristia è la nostra scuola; è l’accadimento che che ci aiuta a crescere.
Ripensando alla mia vita, davvero, ho imparato di più dalle Messe che non dalle innumerevoli catechesi, lezioni, letture frequentate.
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