SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A
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Debbo ammettere che il raccontodella trasfigurazione mi predispone al silenzio. Qualche volta mi pare di vedere Gesù che dà un aiutino a tre dei suoi apostoli. Il suo volto brilla come il sole, le sue vesti sono candide come la luce. E Pietro?
Vuol fare tre capanne. E quello che dice mi pare lo stesso che Dio disse, creando, ogni sera: «Che bello!». E poi mi piace che le trasfigurazioni avvengano non in spiaggia tra un ombrellone e l’altro, ma in montagna. Ma poi non chiedetemi che cos’è la trasfigurazione. Sarà che sono un tipo poco incline alla mistica, ma io non lo so bene che cosa sia avvenuto sull’alto monte. Un giorno osai proferire una definizione che l’uditorio non apprezzò. Ma forse solo non capì.
Del resto, quando non si hanno le idee chiare su una cosa, è meglio tacere (lo diceva anche Wittgenstein). Dissi che sul monte era avvenuto non un miracolo, ma esattamente il contrario. Avvenne la sospensione di un miracolo. Oggi cerco di spiegarmi meglio. La parola di Dio divenne una persona umana e tale la vedevano gli uomini e le donne del suo tempo, compresi i suoi discepoli. Per loro Gesù non era affatto un miracolo, eppure l’incarnazione – Dio prende una carne umana – ebbe come primo risultato quello di fare dell’umanità di Gesù la trasparenza del Padre. Filippo fu come costretto a riconoscere che vedere Gesù equivale a vedere il Padre (Gv 14,9).
Una cosa prodigiosa era diventata quotidiana. Questo è il miracolo: Dio figurato in un uomo che mangia, dorme, predica, prega, stringe la mano. Sull’alto monte il miracolo dell’incarnazione è come messo tra parentesi: la figura umana di Gesù viene trans-figurata ed esce dal tempo; si vede bene, allora, la luce del Verbo, si vede come l’origine. Noi siamo stati abituati a parlare del peccato originale, ma più originale ancora del peccato c’è la comunione, l’amore originale.
È quello che vedono i tre discepoli. In una parola viene loro anticipata la bellezza del Figlio di Dio che, scendendo dall’alto monte dovrà presto salirne un altro.