Smarrirsi non è una colpa

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Capita anche a noi di pentirci del male che avevamo minacciato di fare? Ad ascoltare il racconto di Mosè, è capitato anche a Dio: vorrebbe accendere la sua ira verso il popolo che gli aveva voltato le spalle. Mosè invece ne prende le difese e invita Dio a ricordare le sue promesse.

Ebbene, «il Signore si pentì» del suo proposito di male. Straordinario! Del resto, uno che è onnipotente, può anche pentirsi.

Appuntiamo la nostra attenzione sulla prima parabola della misericordia, quella della pecorella smarrita. Il fotografo evidentemente era appostato lungo la via e ha fatto un solo scatto, quello che è diventato poi famoso: il pastore contento che si porta sulle spalle la pecorella ritrovata. Ho anch’io una fotografia con la pecorella sulle spalle. Ma non bisogna dimenticare quello che il fotografo non ha visto. Vi aiuto io, aggiungendo due particolari della parabola, che è poi una storia che, fuori dal simbolismo, accade spesso nella vita. Il pastore andava a cercare la pecorella che si era smarrita, ma, una volta trovata, le spezzava la zampa per punizione e per impedirle di perdersi ancora. Lo smarrirsi era considerato una colpa, che faceva perdere tempo prezioso al pastore.

Dalla parabola, però, sembra quasi che lo smarrirsi delle pecore sia una cosa normale, che capita spesso, ma che non spazientisce il pastore, non lo fa arrabbiare, anzi lo mette in ricerca. Chi può dire di essere intruppato nel gregge? Oggi magari lo sei, ma forse ieri ti sei smarrito anche tu, o forse ti capiterà domani. Si direbbe che c’è un recinto con un grosso buco nella rete che lo circonda: una vera tentazione di cercare fortuna e felicità fuori, lontano. Ogni giorno c’è qualche pecora che approfitta del buco e se ne va, ma il pastore ogni volta va a cercarla, se la mette sulle spalle e la riporta all’ovile.

Ci verrebbe da dirgli: «Ma ripara la recinzione, chiudi il buco!». No, il buco resta, e si chiama libertà. E il pastore è contento di ricercare e trovare ciò che si è perduto, e si chiama misericordia. Smarrirsi non è obbligatorio, ma accade. Smarrirsi non è una colpa. Forse è il dono che la libertà fa alla misericordia.

2 thoughts on “Smarrirsi non è una colpa

  1. la pecora scappa dal recinto perché lo trova troppo stretto, appunto limitato. Oppure scappa al pascolo attratta da un profumo di erba nuova, da un orizzonte più vasto. Oppure, distratta, è stata lasciata indietro dal gregge. Capita. Capita spesso. Forse ha cercato, da sola, la strada del ritorno, forse è ferita. Spero che tutte le pecore smarrite capiscano la gioia di essere ritrovate, di essere state cercate: vuol dire che il pastore le amava tanto e che anche le altre pecore ne attendevano il ritorno senza tentare, a loro volta, la fuga. Il pastore ama le pecore del suo gregge e si fida di loro. Amare e fidarsi sono due bei verbi; rischiosi qualche volta ma proprio belli.

    • Scrive con chiarezza Don Agostino: “Ogni giorno c’è qualche pecora che approfitta del buco e se ne va, ma il pastore ogni volta va a cercarla, se la mette sulle spalle e la riporta all’ovile.” Sappiamo che, per la nostra libertà, possiamo uscire dal buco e quindi smarrirci, ma dobbiamo credere nella misericordia di Gesù, che ogni volta ci ritroverà e ci porterà sulle spalle… Tino

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