Lo sputo di Gesù e la poltiglia dei farisei

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(Foto AC) L’ultima neve cerca di stropicciare i crocus che annunciano la primavera

Tra Bartimeo e il cieco nato c’è una cosa importante che li divide. Bartimeo non ci vede, ma gli occhi sono rimasti nella sua memoria. Magra consolazione! Forse è addirittura una sfortuna per il cieco di Gerico non vedere, ricordando d’aver visto.

Il cieco di Gerusalemme è nato così, quindi non sa cosa vuol dire vedere. La luce è una sconosciuta, e forse per questo non ha nemmeno un nome nel vangelo di Giovanni. Non c’è nessun Timeo che gli abbia lasciato appiccicato il nome paterno.

Io non riesco a spiegarmi perché, avendo davanti ai propri occhi il suo volto, la sua siluette incerta e docile, a qualcuno venga in mente di parlare di peccato – suo o dei suoi genitori – come causa della cecità a vita di questo giovane, di cui ci colpisce l’obbedienza e la fede. «Chi è questo qui che mi spalma fango sugli occhi e mi manda a lavarli?», deve esserselo domandato. Oppure no: il cieco nato avrebbe fatto qualunque cosa gli dicesse quell’ombra d’uomo che lo toccava e gli ordinava azioni insignificanti. Faceva senza vedere, poi «andò, si lavò e tornò che ci vedeva».

E qui inizia il festival della rozzezza: «Ma è lui o non è lui?». Sto mendicante lo avevano già visto, invece lui – l’ex cieco – li vedeva per la prima volta. Vien voglia di dire a questa poltiglia di umanità «Andate a rallegrarvi con lui, andate a conoscerlo». No, vogliono sapere, prima di scartare l’ipotesi che avesse fatto finta d’essere cieco per elemosinare. Arrivano i farisei e si installa ufficialmente il tribunale della inquisizione. Bisogna indagare, far venire a galla la verità, soprattutto chiamare i genitori, anch’essi incapaci di gioia e colmi solo di paura, e metterli davanti alle loro responsabilità. E lui, l’ex-cieco, coraggioso, è capace di sapere solo una cosa, che però basta aprire gli occhi per vederla, tanto è evidente. Quella cosa soltanto ripete.

E solo lui fa Pasqua. Tutti gli altri si direbbe che sono ancora terra che non ha ricevuto lo sputo di Gesù. Basta aprire gli occhi, certo, ma il tempio è pieno dei ciechi più difficili da guarire, e sono quelli che ripetono continuamente: “Noi vediamo”. Quante volte magari siamo stati dentro quella poltiglia a disquisire di peccato.

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