SECONDA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A
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Se avessero stilato la classifica delle apparizioni sulle scene evangeliche nei vangeli festivi, certamente Giovanni Battista sarebbe finito sul podio, magari anche sul gradino più alto.
Il personaggio non solo ha occupato due domeniche di Avvento, ma ora, dopo la festa del Battesimo di Gesù, eccolo qui un’altra domenica ancora. Siamo abituati a relegarlo all’inizio dell’Avvento. Ma egli sta all’inizio anche del tempo ordinario.
Ripete due volte, riferito a Gesù: «Io non lo conoscevo». Dobbiamo coglierlo nel suo senso biblico che è immensamente più ampio di quello che il conoscere ha finito per assumere nel nostro contesto. E non vuol dire: non l’avevo studiato bene, non l’avevo capito intellettualmente: conoscere una persona non è una semplice acquisizione di informazioni, ma è immedesimarsi nella sua realtà vitale. Giovanni conosceva Gesù con i connotati del Messia così come si erano sedimentati nell’attesa di un popolo, ma questo non basta e rischia di essere fuorviante.
Gesù, se conosciuto veramente, fa implodere questa immagine e la rivoluziona. Dopo la descrizione che ci viene fatta del Battista nella versione “rally”, uomo del deserto, ci saremmo aspettati che Giovanni lo indicasse come «leone di Giuda». Già, ma non lo conosceva. Adesso però qualcosa di più ha capito, forse adesso comincia a conoscerlo. E allora indica Gesù con un titolo del tutto diverso: «agnello di Dio». La potenza di Dio non sta nella forza aggressiva di un leone, ma nella docilità con cui l’agnello offre la sua vita.
Aveva intuito qualcosa, e infatti gli manda dietro due dei suoi discepoli che non fanno la “toccata e fuga”: stanno a dimorare con Gesù. Per capire, per conoscere, bisogna lasciarsi affascinare e amare. Non è vero che la conoscenza è la porta dell’amore. No, solo amando – e l’amore è un cammino insieme sulla stessa strada – si può sperare di conoscere.
Può darsi che qualcuno di noi oggi, dopo magari tanti anni di frequentazione superficiale e distratta, debba dire: «Non lo conosco ancora». Non lo conosci perché non lo ami e soprattutto non ti sei lasciato amare. Il tempo è tornato ordinario, ma l’amore è sempre capace di stupire.
Solo chi ama conosce e chi conosce, poi, ama ancor più.
Sembra un aforisma agostiniano. Ma il Santo africano avrebbe detto così: Solo chi ama conosce l’ordine dell’amore, se deve amare di più o di meno. Poi bisognerebbe introdurre i due verbi della “ordinata dilectio”. uti e frui…
Non è possibile mettere a confronto il sussulto di Giovanni (feto) avvertito da Elisabetta nel suo grembo e il percorso che aveva portato Giovanni (adulto ormai) ad approndire l’identità del Messia così da vedersi quasi costretto a modificare la sua attesa. I due discepoli a cui il Battista indica Gesù come quello da seguire sono il segno concreto che il Battista sa di essere Colui che prepara la strada ad un altro. Nel grembo materno – il fatto è ricordato in un racconto altamente simbolico, e noi non sappiamo precisamente quale tipo di conoscenza abbiamo in quello stadio prenatale della vita – Giovanni ha sussultato (come spesso mi risulta accada ai bimbi dentro il grembo della madre) ma non ha certo conosciuto quello che nella pagina evangelica proposta questa domenica dice di non conoscere ancora. Due volte afferma: Io non lo conoscevo. Non esiste affatto un primato della conoscenza intrauterina sulla relazione vitale tra due soggetti umani che vedono, ascoltano e dialogano.