BATTESIMO DI GESÙ
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Vi do una notizia dell’ultima ora. Il Natale comincia domani. Penserete che sto vaneggiando. No, vi assicuro: è così. Non c’è più Gesù Bambino. Spariti i pastori. Ripartiti anche i Magi. Mancano anche Maria e Giuseppe.
Eppure Natale deve ancora cominciare. Natale non ha bisogno del presepe e delle statuine, delle luminarie, delle cene e dei regali. È stato bello farli e riceverli anche quest’anno, ma Natale è un’altra cosa, è la festa dell’incarnazione, e ci vuole una vita vera perché Dio venga ad abitarla. E la vita vera è quella che noi chiamiamo «feriale», in cui c’è il lavoro e la scuola, figli e genitori che corrono e spesso la si vive male, come un ponte disteso tra la domenica e il sabato successivo, con tanti “avventi” che durano meno di una settimana.
Le festività natalizie sono tante e finiscono con la domenica del Battesimo del Signore, oggi. Domani si fa sul serio. È feriale puro e c’è tanto di quello che si chiama «tempo ordinario»: è il solito, il consueto, il “già visto”, il noioso, il “non succede mai niente”. Ecco, in questo terreno il Natale, quello feriale, è la novità che dobbiamo vivere e annunciare con la vita, una vita che è abitata da Colui per mezzo del quale tutte le cose sono uscite dal buio e dal silenzio e sono Luce e Parola.
Mi viene in mente una immagine: Natale è insieme la pompa di benzina con cui hai riempito il serbatoio o hai ricaricato le pile della tua macchina, ma è soprattutto la strada che hai fatto e che farai con quella botta di energia. Un serbatoio pieno a macchina ferma è una contraddizione, è la forma dell’inutilità.
Allora, ricordiamoci non solo del giorno in cui siamo stati battezzati – per me fu il 23 agosto 1959, tredici giorni dopo la nascita – ma ricordiamoci che siamo battezzati. Questa memoria è l’energia che muove la macchina nel viaggio di Gesù in mezzo a noi.
L’ augurio che preferisco: un Natale che duri un anno; un anno di faticosi giorni feriali in cui si fa la vita.
Un tempo andavo a Messa ogni giorno, poi vecchiaia e mala salute mi hanno tenuta a casa. Ma ora penso che vada bene così: i giorni sono così tanto faticosi da valere una Messa e ci vuole coraggio per andare avanti con ” grazia” sorridente. Ecco, appunto, la grazia dei giorni feriali. La preghiera non ha quasi bisogno di parole perché ogni gesto è sacrificio, lode e ringraziamento.
I giorni qualsiasi danno la misura di quanto vale una vita;
ed anche l’amore si misura ogni giorno, nel logoramento dei gesti, delle azioni ripetute: amore vero se si nutre di piccole cose, di abitudini benedette. Se riesce ad esprimersi non in gesti speciali, ma in una cura assidua che diviene speciale perché sottende attenzione mai sopita.
È bella una vita in cui ci si immerge con gioia nel lunedì.
Battesimo, il viaggio di Gesù in mezzo a noi. Scrive Don Agostino: “Ecco, in questo terreno il Natale, quello feriale, è la novità che dobbiamo vivere e annunciare con la vita, una vita che è abitata da Colui per mezzo del quale tutte le cose sono uscite dal buio e dal silenzio e sono Luce e Parola.” L’anno dei giorni feriali, l’anno in cui si svolge la nostra vita quotidiana con fatica e sofferenza; eppure in questa vita, che pare persino noiosa, dobbiamo sempre ricordare di essere stati battezzati; cerchiamo di fare abitare la nostra vita dalla luce del Signore e di farla uscire dal buio! Tino