Anche il Figlio non lo sa!

TRENTATREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Foto di Couleur da Pixabay

Mi sorprende sempre ascoltare Gesù mentre confessa ai discepoli che nemmeno lui – il Figlio – conosce il giorno e l’ora della fine del mondo. A dire il vero bisogna intendere bene il suo linguaggio apocalittico, che gioca sulla potenza delle immagini.

È come se Gesù stesse parlando della fine del mondo ma insieme anche della fine della sua vita. Egli si pone in perfetta solidarietà con ogni uomo, che intuisce qualcosa ma non può definire quando: siccome non sa quando verranno i frutti dell’estate sul fico, può esser certo soltanto che l’estate è vicina, perché la pianta è diventata tenera e vi spuntano le foglie.

Il Padre lo sa, e si direbbe che il Figlio lo sa in qualche modo solo nella relazione stretta di fiducia che ha con il Padre. Lui si fida del Padre (e ce lo mostrerà nell’orto degli ulivi, quando la morte si farà per Gesù molto vicina) e noi siamo chiamati a fidarci delle sue parole «che non passeranno». Gesù, forse, con quel linguaggio un po’ catastrofico – che rischia solo di incutere paura – vuole che non ci appassioniamo alle previsioni circa la fine, ma ci preoccupiamo che la nostra vita, adesso, abbia un fine. Non è un gioco di parole, ma una prospettiva di vita tutta diversa.

La previsione della fine della nostra vita – come del resto dell’inizio, perché chi di noi ha deciso se e quando nascere? – non è alla nostra portata. Ciò che ci appartiene, invece, è la responsabilità del presente e la sua profonda dignità. Certo, c’è modo e modo di vivere il momento presente. Si può lasciarsene aggredire, cercando di succhiare tutto il dolce di cui è portatore e allontanare tutto ciò che non piace o richiede fatica: così facendo, l’attimo diventa fuggente e la vita ci scivola via come una preda mai agguantata. Ma si può anche affrontare il presente come una preziosa e continua occasione di vita, facendo sì che ogni attimo depositi il suo contenuto di bene o male, stimolando la nostra libertà. L’uomo Gesù ha vissuto così il suo presente e vuole insegnare anche a noi la medesima responsabilità nel vivere pienamente il nostro quotidiano. Ogni giorno ha la sua pena e la sua gioia.

2 thoughts on “Anche il Figlio non lo sa!

  1. Scrive Don Agostino:” Gesù, forse, con quel linguaggio un po’ catastrofico – che rischia solo di incutere paura – vuole che non ci appassioniamo alle previsioni circa la fine, ma ci preoccupiamo che la nostra vita, adesso, abbia un fine. Non è un gioco di parole, ma una prospettiva di vita tutta diversa”. Io posso quindi affrontare il mio quotidiano stimolando la mia libertà di cristiano. Il quotidiano ha, come per tutti noi, il suo contenuto di bene e di male; lo lascio depositare, con l’aiuto della fede, senza godere in modo “epicureo” di ciò che mi piace evitando la fatica, ma neppure, come un certo “masochismo clericale” propone, non apprezzare gli attimi di gioia e compiacermi solo dei momenti di pena…

  2. Gesù ci invita ad investire il nostro tutto ( tempo, energie, impegno) nel presente; un monito anche per quanti, anche ai nostri tempi, tengono in pugno la vita altrui con fosche prospettive. È consolante che Gesù ci inviti a leggere i segni dell’iminente primavera: se ci facciamo caso, ogni stagione ha i suoi germogli, le sue promesse. E la ” bella stagione” molto spesso dipende da noi, da un nostro concorde e generoso operare.

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