Colpo di testa 204 / La croce della pandemia e la via nuova

Corriere di Como, 6 aprile 2021

La Pasqua è una festa che dura otto giorni. Una stranezza dal punto di vista cronologico, per cui si continua a ripetere «in questo giorno» per tutta la settimana. Si gioca con il tempo al servizio di un messaggio insieme teologico e pastorale (di cui qui non parleremo). Mi basta ricordare che molti cristiani se lo sono dimenticato e vivono la Pasqua come se fosse la questione di un giorno festivo del calendario, da celebrare nello spazio di una Messa. Anzi, da quando imperversa la pandemia, senza nemmeno quella!

Per chi ha fede nella testimonianza degli apostoli, tutto cominciò di mattino presto con il passo mesto di alcune donne che andavano a compiere un gesto funerario: ungere di oli aromatici il cadavere di Gesù, secondo le usanze degli ebrei. Fu impossibile perché il corpo non era più nel sepolcro. Era stato trafugato dai suoi amici come sostennero le autorità religiose? Ipotesi non provata e poco convincente, a cui però moltissimi lungo la storia hanno creduto. Ma molti di più sono quelli che hanno creduto nella risurrezione di Gesù. Ipotesi, questa, anch’essa non provata e nemmeno storicamente provabile.

La fede cristiana, dunque, poggia su un fatto che non può essere dimostrato. Ma la risurrezione di Gesù è in buona compagnia: le cose più importanti della vita dell’uomo non sono razionalmente dimostrabili (l’amore e l’amicizia, ad esempio). Ci vuole di già la fede per credere nella risurrezione, e non è vero invece il contrario. Nessuno potrà mai raccontare che cosa sia successo nel sepolcro e come esso si sia svuotato. Ci si può solo fidare di Pietro e degli altri discepoli che dicono di aver visto Gesù – lo stesso che era stato crocifisso – vivo con il suo vero corpo.

Liberissimo di non crederci, ma se ci credi, la risurrezione è un fatto che ha a che fare con la croce e che sconvolge la tua vita nel profondo. Per cui paradossalmente i credenti nella risurrezione sono ovunque. Parafrasando sant’Agostino, ve ne sono molti che credono nella risurrezione e che non stanno nelle chiese, e molti che, pur andando a Messa, di fatto non credono nella risurrezione. Ho infatti la sensazione che parecchi cristiani siano riusciti a compiere il gesto funerario delle donne: esse non hanno potuto imbalsamare il Crocifisso, costoro hanno imbalsamato il Risorto depotenziando la Pasqua della sua carica esplosiva e riducendola ad una semplice data del calendario, che non cambia nulla nella vita di tutti i giorni.

Si può dire che in questo tempo difficile la risurrezione dà forma al desiderio – magari inconsapevole – di tanti uomini e donne che si sono trovati addosso la croce pesante della pandemia e l’hanno portata sino in fondo, nell’accettazione e nella dedizione, nella solitudine che fa sentire abbandonati e nella solidarietà che dà la certezza di essere curati e amati. Le sofferenze inflitte dal Covid sono molteplici, soprattutto di ordine antropologico ed economico, e tutte contengono un anelito di rinascita. Possiamo parlare allora di corrispondenza – quasi di connaturalità – della risurrezione con questo bisogno di uscire dalla prova tremenda che stiamo vivendo? Forse sì. Ma risurrezione non è tornare indietro alla vita di prima, è intraprendere una via nuova. Si tratta di uscire e andare avanti.

3 thoughts on “Colpo di testa 204 / La croce della pandemia e la via nuova

  1. Molto intenso il parallelismo tra la croce della pandemia e la risurrezione. Don Agostino insegna ad uscire e andare avanti!

  2. Risorgere pare “affare” da Dio. Ma a pensarci, è un’ineludibile esigenza della natura umana. Si vorrebbe non cadere mai, non morire mai ma visto che si inciampa, si muore desideriamo rinascere. Eh, sì rinascere: non semplicemente tornare, ma raggiungere ciò che abbiamo desiderato senza riuscire a raggiungerlo. Raggiungere quella pienezza a cui abbiamo, inutilmente, aspirato per tutta la vita. Quello che avremmo voluto esprimere e che invece è stato compresso in una vita faticosa e senza respiro. Molti si consegnano alla morte fidando di trovare da qualche parte una luce solo intravista, uno sguardo intuito, una ricchezza esistenziale sognata. Ciascuno, pur amando i giorni presenti, si chiede: ma davvero è tutto qui? Verrà il momento in cui tutte le nostre forze acquisteranno ali e vigore? E daremo senso compiuto a tante cose incomprensibili. E persino perdoneremo ciò che sempre ci è sembrato imperdonabile.

  3. Le sofferenze che sta causando la pandemia nel mondo sono moltissime: abbandono, solitudine, depressione, disoccupazione, miseria, morte. Eppure, anche dentro le sofferenze più profonde, si avverte un profondo anelito di rinascita (quasi connaturale a risurrezione). Uscire dalla tragica prova che il mondo sta vivendo non significa, come auspicato da alcuni, tornare a vivere nel modo consumistico che ha caratterizzato l’inizio del terzo millennio. Se così fosse dovremmo prepararci ad altre pandemie provocate da una globalizzazione malgovernata. Intraprendere un nuovo modo di vivere comporta l’allenamento a una maggiore introspezione per capire quale è per noi l’essenziale, liberandoci da sovrastrutture e da bisogni fittizi generati dall’economia dei consumi. Come scrive don Agostino: “Ma risurrezione non è tornare indietro alla vita di prima, è intraprendere una via nuova. Si tratta di uscire e andare avanti”.

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