Colpo di testa 191 / Nel presepe i Magi portano i nostri sogni

Corriere di Como, 5 gennaio 2021

Che strana sensazione ha quest’anno uscire dalle feste natalizie. Solitamente si ritornava un po’ malinconicamente ad una gestione ordinaria della vita quotidiana, portandovi però la ricchezza di qualche bel momento di fraterna serenità vissuta in famiglia o con gli amici. Quest’anno questa consuetudine natalizia è stata limitata da un regolamento in cui un’alchimia di colori (dall’arancione al rosso) e di numeri (tot congiunti abilitati a spostarsi di tot chilometri) ha preso il posto della libertà dei convegni e degli abbracci. C’è chi ha rispettato alla lettera, chi si è arrangiato, chi ha fatto quello che ha voluto prendendosi magari qualche rischio (ma non troppi!).

E così le feste quest’anno sono state a prossimità controllata. Con il botto del vaccino (per ora proprio solo un botto, con una luce più fragorosa che luminosa). Con le incognite della ripresa (prima fra tutte la scuola) e le incertezze di chi ci governa. Il sole ha ricominciato ad allungare le giornate, ma ancora non si vede ad occhio nudo, è solo questione di pochi minuti. E siamo già alla Befana. La vecchia a cavalcioni della scopa prende il nome da una storpiatura del nome vero della festa del 6 gennaio, l’Epifania. Dal greco: manifestazione.

Al centro c’è la storia evangelica dei magi giunti da Oriente ad adorare Gesù. Astronomi di antica scienza che noi abbiamo trasformato in re esotici. Dai doni abbiamo supposto che fossero tre, e abbiamo dato loro anche dei nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Le loro reliquie, nel 1164 durante la traslazione da Milano a Colonia, secondo un racconto che mischia storia e leggenda, si fermarono anche alle porte di Como, a Grandate, dove la località San Pos ricorda appunto la “Sanctorum Pausa”, la sosta dei magi.

Mai come quest’anno abbiamo bisogno di questi personaggi del presepe che, quando la scena è piccola, per metterli con i loro cammelli, c’è bisogno di togliere qualche pecora e qualche pastore. Che hanno avuto di già i loro giorni di gloria nel presepe e in prima fila, ed ora possono far spazio ai magi, gli ultimi arrivati e per giunta da lontano. Nel presepe con i magi si depositano i nostri sogni, perché essi sono uomini che sanno desiderare. Guardano le stelle come una sublime segnaletica celeste, ma poi alla loro luce leggono la storia terrestre, non sfogliando insipidi oroscopi seduti nella poltrona di casa, ma mettendosi in viaggio di persona. Il desiderio non come assopimento del cuore, ma come motore della vita.

Da Oriente arrivò il coronavirus e forse era già in mezzo a noi un anno fa, a nostra insaputa. Da Oriente tornano anche quest’anno i magi, senza mascherina e senza distanziamento e con le mani piene di doni. Dunque i magi rappresentano un sogno per noi, ora, un sogno personificato da mettere nel presepe. Un auspicio. Un desiderio da trasformare anche per noi in viaggio.

Nelle chiese il giorno dell’Epifania ci si porta avanti nel tempo e si annuncia la data della prossima Pasqua – che sarà quest’anno il 4 aprile – da cui derivano tutte le altre feste cristiane. Dopo la Pasqua in confinamento e il Natale in distanziamento nel 2020, la data della Pasqua 2021 risuona come una speranza, anche se sappiamo già che il percorso è ancora lungo e che, come i magi, non dobbiamo assolutamente finire nelle grinfie di Erode.

2 thoughts on “Colpo di testa 191 / Nel presepe i Magi portano i nostri sogni

  1. Anch’io ho sempre atteso i Magi con gli ultimi doni dalla nonna: una piccola cosa utile è un gigantesco sacchetto colmo di mandarini, noci, fichi secchi con conficcato un grosso torrone. Un sacchetto per me, uno per mio fratello: ma già la natura del dono suggeriva che tutto andava condiviso in famiglia. Il racconto del loro viaggio era affascinante, arrivavano da luoghi misteriosi, così sapienti da accogliere umilmente la guida di una stella e il suggerimento di un sogno; mi meravigliava la loro ingenuità: andare a chiedere informazioni così apertamente. Ma questo svelava la purità del loro cuore e del loro cercare. Mi piaceva radunarli intorno alla capanna in adorazione di un bambino, sapevo che erano davvero saggi ed anche poeti, capaci di riconoscere ( con occhi buoni) il mistero in piccole sembianze.

  2. Si cominciano ad allungare le giornate; questo si nota soprattutto quando è bel tempo e il sole, al tramonto, illumina la neve sulle cime dei monti attorno alla città. L’aumento delle ore di luce è la bella eredità dell’Epifania e dona un pò di speranza…

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