Mi sto trasformando

SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

Ci è difficile comprendere sino in fondo quello che avviene sul monte, dove Gesù ha condotto Pietro, Giacomo e Giovanni: si è trasfigurato davanti a loro. Che cosa significa? Per un momento ha fatto vedere loro chi è veramente: «Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». Gesù è Dio: questo vedono i tre discepoli, e si spiega che non vogliano più andare via da quel posto, che assomiglia al paradiso, dove l’uomo è nella compagnia di Dio. Ma la trasfigurazione è solo una anticipazione. Sarà la risurrezione a rendere il paradiso perfettamente abitabile dall’uomo, e il mattino di Pasqua il corpo di Gesù apparirà sì pervaso di luce, come ora sul monte Tabor, ma porterà impressi per sempre i segni della passione e della morte di croce. Adesso, sul monte della trasfigurazione, è necessario che tutto finisca e la vita riprenda su quella strada, in salita, che porta a Gerusalemme.

Anche noi, che stiamo compiendo con fede questo cammino quaresimale, siamo condotti sul monte, per conoscere in anticipo il destino di eternità di questa nostra vita terrena. Anche il nostro povero corpo mortale sarà trasfigurato a contatto con lo splendore eterno di Dio. Ma già ora, la nostra esistenza vive un lento ma continuo processo di trasformazione.

«Ho scelto di stare dalla parte di Dio», abbiamo detto domenica scorsa, partecipando alla vittoria di Cristo nel deserto della tentazione. «Mi sto trasformando», costatiamo oggi, partecipando alla rivelazione piena di Cristo sul monte della trasfigurazione. Le due affermazioni sono strettamente collegate tra loro: solo se ho scelto di stare dalla parte di Dio, la mia vita diventa un’esistenza cristiana e sperimenta una sorta di progressiva trasformazione. Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo, e ogni uomo che decide di fidarsi di Cristo e di seguirne le orme, comincia già qui in terra a trasformarsi. «Sareste come Dio», aveva promesso il serpente ad Adamo ed Eva. Gesù, in un certo senso, ha reso credibile quella promessa: se lo seguiamo, cominciamo già qui a… diventare come Dio! Lo so: questa affermazione è ardita, eppure è Giovanni stesso nel prologo del suo Vangelo, a ricordarci che «a quanti hanno accolto (il Verbo), ha dato potere di diventare figli di Dio».

Per comprendere il significato di questa trasformazione che già sta avvenendo in noi, possiamo fare riferimento a quel mistero di morte e di vita che avviene dentro la crisalide: nel nascondimento del bozzolo si prepara una farfalla. Nulla appare più insignificante di un bruco, nulla è più leggiadro di una farfalla. L’uno striscia, l’altra vola. Il primo richiama il serpente del paradiso terrestre, l’altra invece è immagine del Cristo risorto che lascia il sepolcro per inaugurare il cielo.

Il miracolo più grande è proprio questo: dentro il tessuto apparentemente normale della nostra esistenza quotidiana, dal giorno del nostro battesimo, sta avvenendo questa trasformazione. Siamo allo stadio di crisalide – che è uno stadio provvisorio, non dimentichiamocelo – ma il nostro destino eterno è quello di una farfalla. Quest’oggi è il momento di gustare questa inestimabile rivelazione. Alla luce della quale, i giorni, le ore, i minuti, i secondi della nostra vita terrena acquistano di colpo una drammatica serietà: sono il tempo prezioso che il Signore ci regala per trasformarci, in un lavorio segreto e costante che avviene dentro la crisalide, affinché un domani proprio da lì si sprigioni la bellezza della farfalla.

E Gesù, che ci vuole bene, ci ha lasciato con l’Eucaristia una specie di piccola trasfigurazione: la Messa cui il Signore ci convoca qui è il nostro monte Tabor settimanale. Anche a noi è concesso il miracolo di un pane e di un vino… trasfigurati. Ed è ben più di quello che i tre discepoli videro sul monte, perché non ci è solo dato da vedere, ma anche da mangiare. È proprio mangiando il corpo di Cristo che noi affrettiamo, di domenica in domenica, la nostra trasformazione. La legge della natura è sovvertita: di solito ciò che mangiamo diventa parte di noi; invece, con l’Eucaristia, siamo noi che diventiamo ciò che mangiamo, corpo e sangue di Cristo. Facendo la comunione, ciascuno ripeta con fede e stupore: «Mi sto trasformando».

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