Sotto il segno di Maria

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Siamo talmente abituati a sentire questo racconto, che non riusciamo a comprendere il motivo per cui ci venga riproposto anche in questo giorno che inaugura un nuovo anno civile. Intanto, è bene ricordare che oggi la Chiesa non festeggia Capodanno ma la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, e lo fa nell’Ottava del Natale, una specie di giorno prolungato che è durato una settimana intera e che si conclude sotto il segno di Maria. Se, in questa festività situata a cavallo di due anni civili, volessimo raccogliere il messaggio che ci viene dalla liturgia, usando il linguaggio degli oroscopi, dovremmo dire così: il cristiano è chiamato a vivere sotto il segno di Maria Madre di Dio. Qual è lo specifico di questo «segno»? Ce lo dice proprio la pagina evangelica, che racconta dell’arrivo a Betlemme dei pastori lì convocati dall’annuncio angelico. Essi trovano il bambino nella mangiatoia e riferiscono ciò che è stato loro rivelato circa quel bambino. Tutti provano stupore, e «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Vivere sotto il segno di Maria significa, dunque, essere persone che sanno custodire e meditare.

Proviamo ad usare un’immagine per comprendere. Ciascuno di noi ha sicuramente nella propria casa un angolo, un cassetto, una busta, magari addirittura un baule, in cui conserva quelle cose che giudica importanti, perché hanno segnato nel bene o nel male la sua vita passata. Ora, quel luogo è soltanto un deposito della memoria. Il vero luogo della memoria, però, è dentro ciascuno di noi, ed è lì che si decide che cosa serbare e che cosa dimenticare… Avviene, cioè, come un filtraggio della vita e il setaccio che trattiene o lascia passare gli avvenimenti è il significato che diamo ad essi. Quella fotografia, quella lettera, quell’oggetto che potrebbe sembrare insignificante ad un altro, diventano il nostro tesoro. Ogni tanto ci capita di aprire quel cassetto e allora si sprigionano i ricordi, e può succedere anche che la vita s’incarichi di modificare il setaccio della memoria: un ricordo magari doloroso viene caricato di dolcezza, perché il tempo è riuscito a medicare la ferita ed una gioia nuova ha sanato antiche sofferenze. Ecco, custodire e meditare sono le tipiche azioni dell’anima che servono a valorizzare il tesoro del tempo.

Custodire significa serbare nel cuore. Maria custodisce sicuramente il fatto della sua divina maternità, quella nascita così povera del Figlio di Dio, la rivelazione offerta da umili pastori, lo stupore che segue il parto. Il contrario di custodire è dissipare, e purtroppo questo è uno dei rischi a cui è maggiormente esposta l’umanità di oggi. Non solo dissipazione di cose, ma soprattutto della memoria, delle tradizioni, della cultura. C’è da chiedersi, mentre si apre un anno nuovo, se abbiamo custodito le mille occasioni che l’anno scorso il Signore ci ha regalato o se le abbiamo dissipate.

Meditare significa confrontare, accostare tutte quelle cose che abbiamo custodito nel cassetto della memoria e cercare di dare loro un senso. Un po’ come mettere insieme le tessere di un mosaico. Maria cercava proprio di accostare i diversi fatti e parole e di dar loro un quadro comune. E questa operazione è possibile solo con la luce della fede. Una luce che non ha affatto lo scopo di spiegare tutto e di ridurre la complessità della vita a qualcosa di semplice, ma che ci permette di dare unità alla nostra vita. La fede offre per così dire il quadro di riferimento del mosaico della vita, ma non toglie affatto la fatica di mettere insieme le tessere. Maria meditava. E noi, che vogliamo vivere sotto il segno di Maria, sappiamo ricorrere spesso all’arte della meditazione nella nostra vita? Oppure siamo distratti e impulsivi. Il contrario di meditare è improvvisare, per cui chi non medita si condanna ad una vita frammentata, in cui le tessere restano una vicina all’altra ma senza che si possa intuire il quadro che le unisce.

Augurarci buon anno da cristiani equivale a prendere un impegno: non lasciamo che i giorni scorrano nella dissipazione e nella improvvisazione. Custodiamo e meditiamo, così che la fede sia davvero quella lampada che fa luce sul posto in cui dobbiamo andare.

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