Accresci in noi la fede!

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Le risposte di Dio – quando ci sono, perché talvolta Egli rimane in silenzio – ci lasciano sempre un poco sconcertati. Prendiamo il profeta Abacuc. Domanda a Dio di intervenire a sanare le ingiustizie. Dio risponde che certo verrà e non tarderà, ma se dovesse indugiare, bisogna attenderlo. Bella risposta! Ma la scadenza, il termine qual è? Ad una persona che soffre, ad una persona che vive una situazione di disagio… vado a dire che il Signore certo verrà e non tarderà. Mi domanda: «Ma quando? Ma come? Ma dove?» Ed io posso solo dirgli: «Il giusto vivrà per la sua fede». Cioè: fidati di Dio, affidati a Lui!

Gli apostoli domandano a Gesù – ed è una domanda stupenda che dovrebbe stare anche sulle nostre labbra – : «Accresci in noi la fede». In tutta risposta, Gesù li invita semplicemente a fare tutto quanto debbono fare senza aspettarsi nulla in cambio, come quel servo che, dopo aver faticato tutto il giorno nei campi, quando rientra a casa deve preoccuparsi di preparare la cena al suo padrone, e non deve aspettarsi chissà quale ringraziamento. Dopo aver fatto tutto quello che doveva fare, dica a se stesso, non: «Ma come sono bravo!», ma: «Sono un servo inutile». Il Vangelo non dice se queste parole di Gesù abbiano contribuito ad accrescere la fede degli apostoli…

Dio risponde così. E san Paolo? È in prigione a Roma e vuole incoraggiare Timoteo. Da bravo discepolo di Gesù, gli scrive: «Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro, ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo». Un altro modo per dire le parole del profeta Abacuc: fidati di Dio, affidati a Lui. Un modo per attualizzare le parole di Gesù: «Guardami, Timoteo: ho fatto tutto quello che dovevo fare, e sono in prigione, sono un servo inutile!».

Il nocciolo delle tre letture di oggi è la fede intesa come fiducia e affidamento. È sempre difficile parlare della fede. Quando la incontri prodigiosamente presente in una persona che avrebbe mille motivi per non averne più, resti stupito e pensi che le parole di Gesù sono vere: «Se aveste fede quanto un granello di senape…». Prova a tenere sul palmo della mano un granello di senape. È impossibile. È talmente piccolo che te ne vengono in mano molti di più quando cerchi di prenderne uno. Eppure la fede può tutto. A patto di accettare la legge della sua preziosità, che è quella di scomparire, di essere inutile dopo aver fatto tutto quello che doveva fare. In effetti Gesù, alla domanda degli apostoli di accrescere la fede, propone l’immagine di qualcosa di piccolissimo. Non importa la quantità della fede, ma la fede in quanto tale. Il paradosso della fede sta proprio qui. Se uno avvertisse la propria inutilità come un senso di nullità che lo porta alla pigrizia, ebbene non ci sarebbe in lui alcuna fede, né grande né piccola. È una inutilità a cui manca il servizio. Gesù, invece, invita ad avvertire la propria inutilità dopo aver servito, dopo aver fatto tutto quello che si doveva fare. La fede, allora, è proprio l’affidare solo a Dio l’esito della propria opera, dopo aver generosamente e gratuitamente operato. Proprio come il granello di senape che accetta di scomparire nel terreno, di marcire, fidandosi esclusivamente della forza che la natura ha racchiuso in lui e del nutrimento che gli viene dalla terra umida. Si sta annullando nella sua forma di seme per nascere nella forma di pianta. Ciò che appare è una morte. Ciò che si genera è una vita.

Ma bisogna fidarsi, bisogna affidarsi. E farlo non per finta. Ci capita di fidarci a parole, ma poi di continuare a tenerci stretta una via di fuga e di non affidarci davvero, dunque. A volte la nostra vita è irrequieta e piena di dubbi, ma non ce ne stacchiamo; invochiamo Dio, senza poi lasciargli la possibilità di agire e di salvarci; invochiamo Dio, sì, spiegandogli, però, che cosa deve fare. Questa non è la fede del granello di senape!

La Parola di Dio dice oggi qualcosa di importante anche alla nostra comunità. Anch’essa deve fidarsi di più di Dio e accogliere con docilità e coraggio il cammino che le viene proposto. Se ciascuno di noi mette avanti se stesso, i propri comodi, i propri bisogni, allora il regno di Dio rallenta la sua presa di possesso della nostra storia. Purtroppo questo accade, e Dio diventa lento e opaco in mezzo a noi. Accresci in noi la fede!

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