La vita dell’Eucaristia celebrata

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno C

La solennità di oggi ci richiama il Giovedì Santo e rappresenta, per così dire, l’altro versante dell’Eucaristia. Riferendoci alla pagina evangelica della moltiplicazione dei pani, i due versanti sono abbastanza chiari: uno è il «mangiare» – e anche i Dodici mangiano insieme ai cinquemila – l’altro è il «dare da mangiare» che Gesù affida come compito ai Dodici. Potremmo dire che l’Eucaristia è un «mangiare» così da diventare capaci di «dare da mangiare». Proviamo a fare un esempio che chiarisca ulteriormente questo pensiero. Quando a casa, schiacciando l’interruttore della luce prima di entrare in una stanza, la lampadina non si accende, subito pensiamo che sia andata via la corrente. Ma se poi, pigiando l’interruttore di un’altra stanza, lì la lampadina si accende, allora concludiamo che non manca la corrente, ma è la lampadina di quella stanza ad essersi bruciata. Quindi, non è colpa della corrente se la luce non c’è, ma è colpa della lampadina! Ora, immaginiamo quelle lampadine in serie che si mettono nel presepe o sull’albero di Natale: quando una sola di esse si brucia, restano spente tutte. Adesso hanno inventato anche la possibilità che resti spenta solo quella bruciata, ma pensate che guaio se su dieci se ne bruciano cinque! E pensate che delusione se di quelle dieci lampadine, l’unica a non accendersi è proprio quella che avevamo messo nella capanna vicino a Gesù Bambino!

Ora, nel nostro esempio, corrente e lampadine dicono benissimo i due versanti dell’Eucaristia: la corrente è Cristo, che fa ardere il filamento delle lampadine al punto di renderle luminose. Certo, è la corrente che dà l’energia per illuminare, e se manca la corrente posso anche avere il lampadario più grande del mondo, ma non ci sarà nessuna luce. Ma è vero anche che, senza lampadine funzionanti, la corrente è praticamente inutilizzabile e non si dà nessuna luce. Come a dire: se facciamo la comunione, riceviamo la scossa e dentro di noi viene immessa la corrente di Gesù, ma se poi noi ci comportiamo come lampadine bruciate, la luce di Gesù nella Chiesa e nel mondo non si vede e non illumina. Gesù Eucaristia senza Gesù Chiesa è come corrente funzionante ma inutilizzata.

Oggi, solennità del Corpus Domini, siamo invitati a fare un serio esame di coscienza e a domandarci se per caso, pur facendo la comunione eucaristica, offuschiamo poi la luce della Chiesa, che è il Corpo di Cristo che gli uomini e le donne di oggi possono ancora vedere, incontrare e… mangiare.

Diventa ancora più chiaro, allora, il comando di Gesù: «Voi stessi date da mangiare». È curioso che questo monito, con un piccolo cambiamento, potrebbe risuonare così: «Date da mangiare voi stessi». Noi, grazie all’Eucaristia, diventiamo quel cibo che prendiamo all’altare. Noi mangiamo e poi diveniamo cibo. Mangiamo il corpo di Cristo e, insieme, diveniamo corpo di Cristo. Se è vero che l’Eucaristia è il dono fatto da Gesù a tutti gli uomini, il compito affidato da Gesù agli apostoli, il compito affidato a noi è proprio quello di far durare il suo dono in mezzo agli uomini. Ricevere il Dono dell’Eucaristia, ricevere Gesù, diventa ogni volta il compito di assimilarlo e incarnarlo nella nostra vita e comunicarlo con la nostra vita.

Se qualcuno ci chiedesse di mostrargli il luogo ove dimora Gesù oggi, certo potremmo portarlo qui in chiesa e aprire la porta del tabernacolo, ma la nostra risposta sarebbe insufficiente e incompleta. Guai se oggi, come ogni Domenica in cui ci ritroviamo qui per la Messa, fosse soltanto la festa del Corpo di Cristo che è lì nel tabernacolo pronto a farsi spezzare e a farsi mangiare, e non anche la festa del Corpo di Cristo che, attraverso di noi, entra nel mondo per sfamare tanta gente.

Il racconto evangelico ci parla di una moltitudine sfamata, eppure ci lascia con una immagine significativa: dodici ceste di pezzi di pane avanzato. Dodici ceste – sembra suggerire l’evangelista Luca – una per ogni apostolo. Che bello sarebbe se ciascuno di noi, uscendo di chiesa oggi, si sentisse invitato a caricarsi sulle spalle una di queste ceste, con l’impegno a continuare nella vita l’Eucaristia celebrata.

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