Colpo di testa 121 / Il ragazzo sul cavalcavia e l’istinto del bene

Corriere di Como, 18 giugno 2019

Venerdì scorso, molto presto, lungo la Tangenziale Est esterna di Milano, un camionista romeno che stava trasportando mozzarelle di bufala ha incrociato un diciannovenne penzolante da un cavalcavia. Una situazione inaspettata. Gabriel aveva ancora poco tempo per consegnare il suo prezioso carico proveniente da Salerno, e si vede bloccato sull’autostrada da un inconveniente che rischia di rovinargli il lavoro. Che cosa volesse fare il ragazzo, appeso a sette metri di altezza sopra il traffico, non si sa, ma la situazione non lasciava presagire niente di buono.

I poliziotti – allarmati dal gesto del ragazzo che aveva lanciato il suo portafogli, gridando: «Così almeno sapete chi è morto» – fanno avanzare il camion sotto il cavalcavia. Gabriel scende e si mette a parlare con il ragazzo: «Dimmi cosa succede, perché stai male?». Comincia un dialogo. Evidentemente troppi problemi stanno appesi a quel cavalcavia, e l’ansia rischia di trasformarsi in tragedia. «Ma sono cose che si possono sistemare», dice Gabriel, cercando di rassicurare il ragazzo e convincerlo a non compiere un atto che, invece, sarebbe irreparabile. Poi, dopo le parole, sopraggiunge la proposta di un gesto: «Cosa dici se ti aiuto a scendere?». Il ragazzo evidentemente ha perso la voglia di compiere un balzo malsano. Annuisce.

Gabriel allora sale sul cassone del camion e gli si avvicina ancora di più. «Vieni qui, ti acchiappo io». Ed ecco il salto, non più nel vuoto, ma tra le braccia del camionista. Uno sguardo veloce, l’intervento dei poliziotti e poi, via a consegnare le preziose mozzarelle fresche. Potrebbe essere una scena da libro “Cuore”, capace di innescare una riflessione.

Davvero basta poco per essere eroi, anche se il camionista romeno non si ritiene affatto un eroe: «Ho solo fatto quello che potevo fare». Già, e dite poco? Se nel nostro mondo ciascuno facesse semplicemente quello che può fare, ci troveremmo a vivere tutti quanti in un mondo migliore. Invece, tante volte tiriamo dritto, pensando più o meno così, in un attimo furtivo: «Che c’entro io con questo qui? E se poi vado a mettermi nei guai?». Purtroppo, non è un pensiero peregrino: con lo scopo di offrire il proprio aiuto, talvolta capita di trovarsi a pagare delle conseguenze molto amare.

La decisione della solidarietà passa a posteriori sull’esile crinale tra un umile «Ho fatto solo quello che potevo fare» e un rancoroso «Ma chi me l’ha fatto fare?». In effetti, che ne sapeva il camionista del giovane che gli penzolava sopra la testa? Avrebbe potuto spuntare un coltello, e così in effetti temevano i poliziotti venerdì mattina sull’autostrada, resi prudenti da qualche spiacevole precedente. Il camionista, invece, con un briciolo di incoscienza, ha puntato su quella familiare sintonia che scatta proprio tra sconosciuti, nella consapevolezza che nessuno ci è mai totalmente estraneo più di quanto ci sia simile.

C’è un istinto del bene che prevale in noi su ogni prudente elaborazione. Anche se, purtroppo, bisogna riconoscere che le trame del male che s’annidano nelle brutte persone riescono talvolta a travolgere anche le più belle intenzioni. Stavolta è andata bene. Gabriel ha contribuito a salvare una vita umana e, risolvendo di persona il blocco dell’autostrada, ha pure consegnato in tempo le sue mozzarelle!

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