Colpo di testa 94 / La controrivoluzione dei regali di Natale

Corriere di Como, 20 novembre 2018

Ne hanno fatta di strada i regali di Natale! Dalle «strenne» dell’antica Roma, in occasione delle feste dei Saturnalia che cadevano in prossimità del giorno che sarà poi cristianizzato nel Natale, all’usanza invalsa in un contesto borghese a metà dell’Ottocento di fare regali che «cadono dal cielo» per i bambini poveri, sino alla metamorfosi dell’omone vestito di verde, tramutatosi in testimonial rosso scintillante di una famosa bevanda. Una storia, quella del regalo di Natale, che è stata ricostruita con dovizia di particolari e di analisi dalla sociologa francese Martyne Perrot. Una storia interessante che, imbarcatasi sulla nave del boom economico, ha finito per navigare poi nel mare della rivoluzione digitale.

Che ne è, oggi, dei regali di Natale? Già da qualche anno il mese di dicembre è diventato il tempo in cui si va nei negozi semplicemente a vedere il regalo, per poi comprarlo all’inizio di gennaio, in epoca di saldi, scontato del 50 o del 70 %… Natale è semplicemente l’occasione, ma poi a decidere l’acquisto sono i dettami del mercato, coniugati secondo le necessità del portafogli. Questo meccanismo vale soprattutto per il mondo degli adulti e per quella particolare categoria di regali che sono quelli che uno si fa da solo, senza aspettarsi che sia un altro a farglieli. Anche questo fa parte della recente metamorfosi post-moderna dei regali di Natale, in cui il donatario e il donatore coincidono, così da evitare il crogiuolo dell’illusione e della delusione e ridurre al minimo la relazionalità del contratto di donazione: tra l’altro, se sono io che mi faccio un regalo, non ho nemmeno l’assillo di dover ricambiare…

Ma da qualche anno, oltre alla molla che ritarda l’acquisto di una decina di giorni, c’è – arrivato anch’esso da oltre oceano – il formidabile caricatore della molla stessa, che è il Black Friday. Negli States si chiama così il venerdì che segue il Giorno del Ringraziamento e che dà inizio alla stagione degli acquisti natalizi. Non è una data puramente commerciale, ma rappresenta un vero e proprio indicatore finanziario, esaminato attentamente dagli analisti della Borsa per valutare la capacità di spesa dei consumatori statunitensi. Si comincia addirittura a parlare, anche qui da noi, di “Settimana del Black Friday” e si annuncia che i prezzi praticati sono già quelli di Natale, nella logica di convincere a fare gli acquisti dei regali – soprattutto comodamente su internet – con un mese di anticipo. Si dice che anche Babbo Natale compri i regali nel Black Friday e riempia la slitta in anticipo. Non si sa mai!

La logica del consumo è spietata e fa a pugni con la dimensione del dono. Ecco, dovremmo tornare a questa parola, perché il termine “regalo” è stato ormai fagocitato entro una dinamica perversa. Il dono dice la necessità di smaterializzare, incarnando, mentre il regalo finisce con il materializzare, disincarnando però. Del resto, il legame che il Natale – quello cristiano – ha con i regali è proprio l’incarnazione, e l’incarnazione di una persona, di un bambino. Dalle cose alle persone: da qui passa la controrivoluzione dei regali di Natale.

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