La logica del servizio

VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Gesù aveva detto: «Chiedete e vi sarà dato… Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò». Giacomo e Giovanni lo prendono in parola, e gli dicono: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo».

Certo, il loro modo di domandare non può dirsi proprio «nel nome di Gesù», perché chiedono a Gesù che faccia ciò che essi vogliono. Ma, con la loro domanda ricopiano perfettamente tante delle nostre preghiere, con cui esprimiamo un desiderio che consideriamo del tutto legittimo, lo mettiamo davanti a Dio e ci aspettiamo che l’esaudisca. Pronti, naturalmente, a mettere Dio sul banco degli imputati, se non ci ascolta.

Del resto, a pensarci bene, si tratta di una logica che usiamo anche con altre persone o istituzioni con cui ci rapportiamo nella vita. I figli la applicano spesso ai genitori: «Papà… mamma… voglio che tu mi faccia quello che ti chiederò». Il marito può avere questa pretesa sulla moglie e la moglie sul marito. I cristiani magari ragionano così della Chiesa. E la reazione, espressa o tenuta dentro, rischia di essere questa: «Che papà… che mamma… che marito… che moglie… che Chiesa sei, se non esaudisci i miei desideri?».

La famiglia e la comunità cristiana, entro questa logica, rischiano di ridursi ad un’agenzia di servizi pretesi, e non di servizi prestati in una gara di disponibilità. Proviamo solo ad immaginare come realmente cambierebbe il clima in famiglia o in parrocchia, se ciascuno riconoscesse di esserci come colui che serve e non come colui che si aspetta di essere servito…

Se, entrando in casa, il figlio pensasse: «Devo guardare negli occhi la mamma e capire di che cosa ha bisogno e aiutarla», oppure il marito: «Devo subito donare attenzione a mia moglie e lasciare fuori dalla porta le preoccupazioni del lavoro», e la moglie: «Devo subito interessarmi di come è andata la giornata di mio marito, e mettere in secondo piano le mie domande», e così via; se così fosse, nelle nostre case sarebbe presente lo Spirito di Gesù, che è venuto a servire e non per essere servito. E la stessa cosa vale per la comunità cristiana, che cresce nella misura in cui ciascuno presta umilmente il suo servizio, quello di cui c’è bisogno e quello che è in grado di compiere.

In fondo, questa è la logica della missione cristiana, in cui sono impegnati uomini e donne generosi in tutto il mondo: vanno a portare Gesù, ma si accorgono che a quella gente manca l’acqua, e, allora, insieme alla chiesa, costruiscono un pozzo. E se i bambini non sanno leggere e scrivere, aprono una scuola in cui il nome di Gesù s’impara insieme all’alfabeto. E se le persone muoiono per malattie che da noi sono curabili, aprono un ospedale, in cui la salute del corpo riacquistata serve a valutare ancora meglio la salvezza dell’anima che i missionari cristiani sono andati a portare con il Vangelo.

Mi viene in mente la grande figura di Madre Teresa di Calcutta – proclamata santa due anni fa – una donna che ha preso sul serio il Vangelo di Gesù Cristo. Ella ha capito profondamente la logica del servire e non dell’essere servita, di cui Gesù parlò quel giorno a Giacomo e Giovanni e agli altri apostoli. Ecco perché la sua vita, nascosta in Dio, è stata capace di trasformare i luoghi della sua umile presenza e di cambiare profondamente le persone incontrate.

Forse qualcuno ricorderà quelle sue parole, che una voce scandì nel silenzio, il giorno del suo funerale, a Calcutta nel settembre del 1997: «Signore, quando avrò fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo. Quando avrò sete, mandami qualcuno che ha bisogno di bere. Quando avrò freddo, mandami qualcuno da riscaldare. Quando avrò un dispiacere, mandami qualcuno da consolare. Quando la mia croce diventerà pesante, fammi condividere la croce di altri. Quando non avrò tempo, dammi qualcuno che ha bisogno urgente del mio tempo. Quando avrò bisogno di qualcuno che si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi. Quando penserò solo a me stesso, aiutami a pensare agli altri».

Sono parole che si commentano da sole e che costituiscono il miglior commento alla pagina evangelica odierna.

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