Colpo di testa 83 / Scatta l’ora della confusione

Corriere di Como, 4 settembre 2018

La questione del tempo ha fatto tanto discutere i filosofi. Ma su una cosa sono tutti d’accordo: il tempo, quello dell’orologio, è una convenzione umana ed è necessario che ci sia un accordo perché l’ora garantisca la possibilità di incontrarsi, di prendere il treno o di fissare un qualunque appuntamento di lavoro o di piacere. Fino a qualche anno fa c’era soltanto il sole a governare l’ora; dal 1916 compare per la prima volta un orario estivo stabilito per legge e non coincidente, quindi, con quello del meridiano e del fuso orario di riferimento. Da allora si parla di ora solare e ora legale.

Due volte all’anno le lancette si spostano avanti o indietro di un’ora, con lo scopo di guadagnare un’ora di luce in quei mesi in cui le giornate sono più lunghe. Ha fatto scalpore, qualche giorno fa, la notizia che il sistema di cambio dell’ora in vigore in tutti i Paesi dell’Unione Europea dal 1996 potrebbe subire un cambiamento. Tra luglio e agosto, infatti, quattro milioni e mezzo di persone hanno partecipato ad un sondaggio pubblico della Commissione Europea sull’efficacia dell’ora legale, e l’84% dei partecipanti ne ha chiesto l’abolizione. Bisogna subito notare che due terzi dei partecipanti al sondaggio (tre milioni) sono cittadini tedeschi, mentre solo lo 0,04% dei votanti sono italiani. Chissà perché…

È bastato un discutibile sondaggio, quindi, per far dire al presidente Juncker che “se la gente lo vuole, lo faremo”. Tanta considerazione al parere della maggioranza del popolo è davvero sorprendente. Su altri temi, dove pure non si farebbe fatica a raccogliere con un sondaggio un dato così plebiscitario, l’Europa nicchia. E, si badi bene, la questione dell’ora legale, a fronte di problematiche ben più delicate e spinose, è una sciocchezza, e non certo «una priorità» (come invece ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel). Non altrettanta agilità di pensiero e azione l’Europa ha dimostrato di avere, ad esempio, questa estate sulla questione degli immigrati.

Tornando al tema dell’ora legale, che sembra stare così a cuore al presidente Juncker, il pronunciamento popolare è stato chiesto dai Paesi del Nord (i primi sono stati Finlandia e Lituania), cioè da coloro che non hanno alcun interesse economico dall’introduzione dell’ora legale, dato che, essendo più vicini al Polo Nord, godono di giornate estive già dilatate (a Roma il sole tramonterebbe alle 20 – che diventano le 21 con l’ora legale – mentre a Helsinki tramonterebbe comunque alle 21.50 anche senza l’ora legale). Sorge, allora, un dubbio: non è che a decidere in Europa, così in fretta, è solo il potere dell’interesse economico?

Senza contare che, al termine dell’iter decisionale, che coinvolgerà oltre alla Commissione anche il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea, posto che si raggiunga l’unanimità nel cancellare l’ora legale, resterà poi ai singoli Stati decidere che cosa fare, se cioè adottare per tutto l’anno l’ora legale o l’ora solare. C’è da aspettarsi che, come sempre, regnerà la confusione.

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