Colpo di testa 76 / Frana di Gallivaggio tra caso e miracolo

Corriere di Como, 12 giugno 2018

Lo scorso 29 maggio una frana di vaste proporzioni si è abbattuta su Gallivaggio, località sopra Chiavenna lungo la statale dello Spluga. Gli edifici erano disabitati e la strada chiusa, in quanto si trattava di un evento ampiamente previsto dai geologi, che da tempo stavano monitorando la situazione. Il famoso santuario – da cui per precauzione erano state tolte preziose suppellettili, compresa la statua della Madonna – non ha subìto gravi danni.

Quando migliaia di metri cubi di materiale franoso si staccano dalla parete della montagna è difficile poter prevedere con esattezza dove andranno a finire, anche se la scienza geologica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. A frana conclusa, naturalmente, si possono fare tutte le considerazioni e modificare i contorni dello spiegabile e dell’inspiegabile. È stato detto e scritto che la traiettoria della frana ha subìto una deviazione, che molto probabilmente ha salvato il santuario da danni più gravi se non dalla distruzione. Qualcuno ha aggiunto che, quindi, nemmeno i geologi sanno spiegare perché i massi sono caduti da quella parte e non dall’altra. Considerazione che mi pare di buon senso, quasi ovvia.

Purtroppo l’imponderabile non ha bisogno di alcuna dimostrazione e ciascuno di noi ne ha fatta più volte l’esperienza, anche solo vedendosi sfuggire di mano qualche oggetto prezioso, che, cadendo per terra, qualche volta si è spaccato e qualche volta è rimasto “miracolosamente” intatto. Si dice così, con un avverbio che ne sostituisce un altro che sarebbe possibile usare e che avrebbe però un valore diverso: cadendo, l’oggetto “casualmente” si è frantumato o è rimasto intatto. Il caso riguarda entrambe le possibilità, il miracolo solo l’ipotesi di un salvataggio. Quindi, anche nell’avvenimento dei sassi sfuggiti via alla montagna che sovrasta Gallivaggio, si danno le due possibili spiegazioni, quella di una via casuale di caduta e quella di una via miracolosa di caduta.

La tesi che a salvare il santuario dalla distruzione sia stato un intervento soprannaturale della Madonna, che avrebbe avuto a cuore la sua casa, è stata sostenuta dalle autorità religiose ed è la posizione del popolo dei fedeli devoti a Maria e al suo santuario. Sia chiaro, è una tesi che ha diritto di cittadinanza, a patto che non sia trasformata in un teorema valido per ogni evento. Non è così, perché altrimenti come spiegare che in Centro Italia il terremoto ha distrutto quasi tutte le chiese e i santuari? Forse che Maria si è distratta?

Ed ecco perché a me pare francamente esagerato chi ha pensato di vedere addirittura la Madonna con manto e corona dentro una nuvola di polvere della frana, come segno di una presenza tangibile. Anche il miracolo ha bisogno di una sua serietà, e la buona fede del popolo deve essere aiutata a non cadere nel ridicolo. La tendenza istintiva a trovare forme familiari in immagini disordinate (pareidolia) è un fenomeno diffuso, che spiega quelle che in realtà sono semplici illusioni ottiche.

Naturalmente, casualisti o miracolisti, siamo tutti contenti che il santuario di Gallivaggio, tesoro di arte e di fede, sia rimasto intatto.

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