Il segno della croce

SANTISSIMA TRINITÀ – Anno B

«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo… Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Così termina il vangelo di Matteo. Nel nome della Santissima Trinità, con la promessa di una presenza continua del Signore Gesù. Queste parole – «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» – sono da allora il segno distintivo del cristiano. Sono quelle con cui inizia, al fonte battesimale, l’avventura della vita cristiana. Sono quelle con cui inizia e finisce ogni nostra giornata. Quelle con cui comincia e finisce la Messa. E quando il sacerdote ci perdona, lo fa «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Fare il segno della croce rischia di essere un gesto abituale, talmente è semplice. Rischia anche di essere banale e povero, ridotto ad un segno di scaramanzia, come il calciatore che lo fa prima di tirare il rigore… e se lo fa anche il portiere, allora non si sa più da che parte deve stare la Santissima Trinità! Il segno della croce non deve mai diventare una sorta di portafortuna alla stregua di un cornetto o di un ferro di cavallo, perché è il segno che Gesù ci ha lasciato in consegna.

Facendo questo segno – bene, non velocemente, non distrattamente – noi ci mettiamo nelle mani di Dio. Invochiamo la sua benedizione su di noi. Quando un prete benedice, non è certo lui a benedire ma Dio, perché soltanto Dio può benedire. Eppure egli, impartendo la benedizione o segnando la fronte con il segno di croce, vuole esprimere la volontà ferma di affidare a Dio quella persona, metterla nelle sue mani e non nelle proprie. Questo gesto è molto bello, e non è solo del prete. Il papà e la mamma possono tracciare il segno della croce sulla fronte dei loro figli, dicendo: «Il Signore ti custodisca, ti faccia crescere nel suo amore perché tu viva in maniera degna della tua vocazione». Oppure, più semplicemente, la sera, prima di coricarsi: «Il Signore ti conceda una notte serena e un riposo tranquillo». Abbandonarsi nella braccia del Padre, seguire le orme del Figlio, essere illuminati e protetti dallo Spirito Santo: questo significa concretamente fare il segno della croce «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». E se ci pensiamo bene, esprimiamo questo abbandono anche visibilmente. Ha scritto Romano Guardini: «Quando fai il segno della croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giu­sto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tut­ti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispie­ga dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, corpo e anima, ti racco­glie, ti consacra, ti santifica».

Mettersi nelle mani di Dio con il segno della croce è il gesto che maggiormente può rasserenare la nostra vita. Ma non è l’unico significato. Con il segno della croce «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» Dio si mette nelle nostre mani. Il fatto che Gesù prometta «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» vuol dire che egli è al nostro fianco, ma vuol dire anche che egli viaggia attraverso di noi. Come la croce rappresenta la consegna che il Figlio fa di se stesso al Padre nello Spirito, così nel segno di croce che noi formiamo sul nostro corpo Gesù si consegna nelle nostre mani perché possiamo essere i veicoli del suo amore. Noi gli chiediamo di essere protetti «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», ed egli ci affida il compito di essere nel mondo persone che vivono «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Il segno della croce, lungi dall’essere un gesto di scaramanzia, è un impegno di testimonianza. Se ci pensiamo bene, questo è il nostro modo di benedire dopo essere stati benedetti. Ricevere sulla fronte il segno della croce o fare il segno della croce diventa l’energia stessa con cui ci impegniamo ad onorare il nostro battesimo nello stato di vita concreta in cui il Signore ci ha messi. La Trinità, alla cui immagine siamo stati creati, viene ad abitare dentro di noi, così che il mondo diventa la sua dimora. Ci benedice, così che possiamo benedire.

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